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24.2.18

La Vedova Winchester (Winchester, 2018)
di Michael Spierig, Peter Spierig

Solitamente a subire le ire degli spiriti in magioni maledette sono persone a caso, magari hanno la sfortuna di un avo che ha fatto qualcosa di sbagliato ma sono comunque persone ordinarie capitate nel posto sbagliato. La Vedova Winchester fin dal nome non è una persona a caso, è un catalizzatore di anime in pena che non finisce nel posto sbagliato ma lo costruisce appositamente come grande archivio/teca delle anime in pena. La casa stavolta è più del pretesto, è una costruzione sbagliata, piena di stanze in posizioni imprevedibili, dedali, corridoi e ambienti sbarrati con i chiodi, la cui costruzione non si ferma mai, come un cancro che continua scompostamente a crescere.

C’è un fascino horror fantastico in questi lavori di costruzione continui, operai pagati per battere e costruire giorno e notte, senza sosta mai, in una specie di maledizione infernale che costringe la casa ad ampliarsi e ampliare anche la sua maledizione. E non meraviglia che venga dai fratelli Spierig capaci con Daybreakers e Predestination di costruire piccoli mondi affascinanti che parlano da soli.
Tutto è ovviamente legato ai ben noti fucili, e più si amplia la casa più continua l’opera di morte in giro per il mondo dei fucili, più la storia della vedova Winchester si tinge d’horror. A scoprirlo è un dottore inviato a stabilire la sanità mentale della vedova da parte del consiglio d’amministrazione della società. Non troppo velatamente gli viene richiesto di dichiararla matta.

La Vedova Winchester è un film di impennate sonore e botti usati per mettere paura, che tuttavia sa affiancare a questi anche delle improvvise comparizioni nell’immagine che sono più originali della media, un horror in cui invece di scappare dalla minaccia i protagonisti imbastiscono con loro un paradossale scontro (quasi) alla pari. Un film di possessione casalinga abbastanza ordinario negli esiti, nonostante le sue molte idee intelligenti, che trova nella presenza della Winchester e nel discorso sull’uso delle armi una spinta politica tanto evidente quanto scolastica (ma indubbiamente funzionale alla “promozione” del film da serie B a serie A necessaria visto il cast).

In questo la presenza di Helen Mirren sembra accoppiarsi perfettamente alla giustificazione intellettuale del discorso più “alto” sulle armi. La Vedova Winchester è un horror ben fatto che finge di essere “più di un semplice horror” utilizzando il fine politico per fini commerciali, che non sfrutta davvero la sua attrice di prestigio (ben altro lavoro, impegno e coscienza del genere dimostra la veterana dell’horror Geraldine Chaplin) e alla fine si tiene bene in piedi, meglio di tanti film simili, con la forza di uno spunto e un’impostazione azzeccatissimi.
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