L’anima profonda e inconfessabile di Copia Originale è quella di un film che cerca di promuovere in maniera sofferta un’altra visione di mondo. Lee Israel, la protagonista, è una scrittrice che ha avuto successo una volta e che non si è mai inserita nel tessuto sociale, non vuole farlo, non ama gli altri, odia le persone e per questo (anche per questo) è stata marginalizzata da tutti, licenziata e non è amata da nessuno. Questo Scrooge senza soldi beve e risponde ad insulti, ma per sopravvivere scopre di potersi fingere altri, scrivere lettere di famosi scrittori con il loro stile e venderle ai collezionisti come vere. Questa truffa criminale non è mai davvero percepita come tale, non abbiamo empatia con le vittime, perché per Copia Originale è un modello di reddito anti-establishment, contrario alle buone regole di convivenza e a tutte le falsità della vita borghese. Un sfregio delle convenzioni rispettabili che ha una strana parentela con la vita di un’omosessuale negli anni ‘80.
Sarà in un bar omosessuale infatti che incontrerà un’altra anima affine, un gay dai pochi soldi e dalle poche abilità sociali con cui concepire il suo piano criminale per truffare una società che odia e che non le riconosce il suo valore. Copia Originale racconta un momento dorato e di successo in una vita piena di errori. In questa solitudine c’è un cuore, al fondo proprio, che sta nello stile di vita alternativo e opposto a tutto, negli scherzi telefonici alla sua agente, nel disprezzo degli altri nei suoi confronti, nel non vestirsi, non proporsi e in una parola non essere quello che la società chiede a lei di essere.
Marielle Heller fa un ottimo lavoro nel lasciare che tutto questo non sia mai una giustificazione, che Lee Israel sia sempre la prima responsabile di ciò che di male le accade, ma la mostra con un tale spirito d’opposizione al resto di un’umanità così poco attraente, da scivolare anche nel terreno dell’opposizione ad un mondo che pare sempre ingiusto. In questo modo la truffa apparirà di colpo giusta.
Tuttavia, su un altro piano, Copia Originale è anche un film il cui primo obiettivo è quello di cambiare l’immagine da attrice comica di Melissa McCarthy, e lo fa slittandola nemmeno di troppo da comica cinica e dura, dai personaggi scostanti e insofferenti, ad un personaggio scostante, cinico e insofferente in cui la comicità è sostituita dall’amarezza. Forse per questo le riesce così bene. Perché è indubbio che l’interpretazione che dà di Lee Israel stupisca per come riesca senza alcuno sforzo apparente. Come se avesse sempre interpretato questo tipo di ruoli seri, come se quello fosse il suo stereotipo da anni, Melissa McCarthy costruisce un personaggio che riconosciamo subito (la donna dura e cinica) e continua ad evolverlo per tutto il film.
Non solo, riesce anche ad indirizzare tutto il film verso una strana forma di pietà. In questa storia vera di mistificazione che come molto delle storie vere raccontate in forma di finzione dalle major hollywoodiane negli ultimi anni ha a che vedere con qualcuno che cerca di fingersi quel che non è, Melissa McCarthy non esalta la protagonista, non la ritrae come una scema funzionale ma anzi le dona delle note dolenti e piccine che avvicinano il pubblico alla pietà. Mai una pietà piena e totale, Lee Israel rimane una donna fiera e intellettualmente vivace in un sistema che l’ha marginalizzata, ma ne vediamo talmente tanto la sofferenza autoinflitta da provare tenerezza. Ed è solo merito dell’attrice.
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