Un uomo è morto sul lavoro, in fabbrica, la donna con cui viveva e da cui ha avuto un figlio è rimasta sola e la seguiamo nelle 24 ore antecedenti al funerale. Sono le ore delle processioni di amici e parenti, le condoglianze e il grottesco che si materializza durante la tragedia, le ore in cui lei sente che dovrebbe piangere e prova un po’ di senso di colpa nel non riuscirci. Non è devastata come tutti sembrano pensare che dovrebbe essere o come tutti intorno a lei effettivamente sono, anzi ride. Dall’altra parte il padre del defunto e i suoi amici elaborano a modo loro, più vicino alle lotte operaie che non ci sono più e alle recriminazioni contro il contesto in cui è morto.
Ride è un film di inadeguatezza e questa è la sua caratteristica migliore, il voler raccontare la terribile sensazione del sentirsi fuori posto, incapace, marginale. La protagonista è sballottata da un mondo che sembra più adeguato di lei al protocollo del lutto e si sente incapace di provare dolore come si conviene.
Ma nel primo film diretto da Valerio Mastandrea c’è anche molto cinema degli anni in cui ha iniziato a fare l’attore e ci sono molti registi che lo hanno diretto. C’è quindi molto di Nanni Moretti e della sua epica dell’inadeguatezza (anche la ricerca di immagini, musica, gesti e prassi che mettano in scena la difficoltà nel sopportare il dolore). C’è il mondo di Claudio Caligari, la marginalità quasi teatrale delle zone popolari, la sincerità e onestà verso le persone rappresentate che diventa espressionismo di dialetto (per almeno metà del cast Mastandrea rifiuta una recitazione pulita e convenzionale).
E poi c’è il cinema italiano degli anni ‘90 e 2000, fatto di grandi metafore dolci e amare e di “alieni” in contesti che non gli appartengono. La protagonista vive infatti a Nettuno ma è di Rimini, in quel mondo molto romanesco (o almeno laziale) è evidentemente diversa già dai tratti somatici e dalla compostezza.
Quella dell’alieno è una soluzione a cui spesso il cinema italiano ricorre per raccontare un contesto e un paesaggio (non è tanto la sua diversità che ammiriamo ma l’omogeneità del mondo che abita), che qui è immersa in una dimensione da cinema di inizio anni ‘80 dell’ultimo Citti o per l’appunto di Caligari, solo meno radicale e soprattutto contaminato dal dolceamaro che per molti versi è la cifra che Mastandrea (attore) si porta dietro e nella quale trionfa come pochi altri.
Tutto questo grande mix di stili, influenze e inclinazioni personali non funziona sempre, non funziona benissimo e anche quando riesce a mettere in scena quel profondo smarrimento che così bene leggiamo negli occhi di Mastandrea quando recita, se ne innamora, lo ripete, lo reitera, ci si sofferma e ci macera. Il film purtroppo è solo quello e finisce troppo spesso a cercare i silenzi sul mare, non trovando molto.
Invece spesso l’impressione è che l’idea migliore di tutto Ride, quella che lo anima con più vitalità e che gli dona vero senso, sia il campionario di modi diversi di non essere adeguati al lutto, molti ridicoli, alcuni assurdi, altri semplicemente disarmati, che si srotola nell’appartamento della protagonista e quindi davanti ai nostri occhi. La varietà, la qualità e l’inventiva dei molti modi di essere impreparati davanti alla morte che Mastandrea e il co-sceneggiatore Enrico Audenino inventano diventa subito sinonimo dell’impreparazione di fronte alle questioni più spinose, il senso profondo di sentirsi fuori posto esemplificato dal suo apice. Lì c’è un film molto interessante e personale che purtroppo Ride non vuole essere.
Post più popolari
-
POSTATO SU La questione si potrebbe risolvere in due parole: Forrest Gump . Il Curioso Caso di Benjamin Button è infatti il classico film ...
-
POSTATO SU FUORI CONCORSO FESTIVAL DI VENEZIA 2009 Soderbergh nella sua carriera sembra voler alternare film commerciali a opere più person...
-
La Disney fa la Disney, questo l'abbiamo capito e Bolt conferma la tendenza. Il nuovo film in CG di quelli che una volta erano i re inc...
-
Le favole tradizionali non sono racconti adatti ai bambini, raccontano atrocità, esseri umani mangiati dagli animali, bambini abbandonati d...
-
Se il secondo capitolo della saga ancora tiene il terzo svacca completamente. Già della trama di La Maledizione Del Forziere Fantasma avevo...
-
Nonostante credessi il contrario mi sono reso conto subito che più che seguire la scia delle ultime commedie pure ( Fratello Dove Sei , Prim...
-
Sono al Cineshow di Torino, in una conferenza su "Internet: nuova risorsa per il cinema o spostamento di risorse esistenti", c...
-
Prendendo spunto dalle memorie di Chuck Barris lo sceneggiatore Charlie Kaufman scrive la storia grottesca e sognante di un uomo diviso tra ...
-
Si tratta del primo Verhoeven americano per fare il quale il regista olandese si porta dietro quello che all'epoca era il suo attore fe...
-
Strapremiato al Sundance Film Festival, a Cannes e in molti altri festival minori, diretto da una finta esordiente ( Miranda July che è anc...
Archivio
Template modificato con il sudore della fronte da Gabriele Niola.







Nessun commento:
Posta un commento