Forse era davvero l’Uomo Ragno il personaggio perfetto per quest’operazione, per aprire il mondo dei cinefumetti a film che non siano solo quelli dell’universo cinematografico Marvel o di quelli paralleli (ad esempio quello in cui vivono i mutanti gestito dalla 20th Century Fox) ma che possano sperimentare, cambiare e lavorare in maniera più radicale su personaggi e nomi noti.
Con uno stile che non sia il live action ma l’animazione, con un protagonista che non è quello che ci aspettiamo da una storia dell’Uomo Ragno, ovvero un adolescente afroamericano e ispanico, e con il dato più assurdo per un film di fumetti, cioè una pluralità di supereroi con stessi poteri e caratteristiche, Spider-man: Un Nuovo Universo ribalta l’idea dell’unicità dell’eroe per adattarla al cinema. Il concetto che può esistere un solo Captain America, un solo Superman, un solo Hulk o un solo Batman in un dato momento è il primo a cadere.
Anche nei fumetti ci sono state più identità per un solo eroe, come anche più storie di universi paralleli, ma questo al cinema è più frequente e dettato dall’invecchiamento degli attori come dai cambi di produzione e dalla necessità (in certi casi) di continui reboot. Questo è vero specialmente nel caso dell’Uomo Ragno, personaggio che ha avuto in meno di 20 anni 3 interpreti diversi. Ora Spider-man: Un Nuovo Universo è la grande legittimazione della sparizione del concetto di unicità, il film che spiega al pubblico, tramite una storia, la diversità tra eroi al cinema e eroi sulla carta. Ed è grandioso.
Nonostante un po’ di difficoltà nel terzo atto (la lunga risoluzione finale è troppo lunga) Spider-man: Un Nuovo Universo è una bomba di rapidità, intelligenza, sapidità di ogni scena o personaggio e di stile. Racconta ovviamente la maturazione di un ragazzo che acquista i poteri lungo la storia, come ogni origine che si rispetti, ma non ha intenzione di subire la dittatura del canone.
L’animazione non convenzionale scelta è una vera boccata d’aria fresca non tanto nel territorio dei cinefumetti ma proprio in quello dei cartoni animati, da anni bloccati allo stile “realistico” Pixar. Con questi toni viene raccontata una storia che dà modo a Phil Lord (qui sceneggiatore) di lavorare come sempre sul doppio binario della trama e del metacinema, raccontare un intreccio che spieghi in realtà il mondo del cinema.
Quella di diverse persone con poteri da Uomo Ragno che arrivano da diverse dimensioni in quella in cui da poco è morto Peter Parker ma un altro ragazzo ha ottenuto i suoi medesimi poteri (più qualcosa di aggiuntivo), è la storia di come la Marvel lavori a diverse versioni dei suoi eroi in diversi universi che di regola non si parlano, e come tutte queste versioni dei personaggi vadano tutte bene. Accartocciata qualsiasi forma di purezza o di debito verso la storia e lo stile dei personaggi sulla carta, il mondo di Spider-man: Un Nuovo Universo rompe con ogni tradizione e afferma che l’Uomo Ragno può essere chiunque, qualsiasi potere abbia, qualsiasi costume o background abbia, quello che conta l’atteggiamento e l’accettazione della responsabilità. Conta il brand, l’ufficialità della produzione e il marchio, è la più grande rivendicazione di potere produttivo possibile fatta tramite una storia che in realtà afferma la grande personalità di chi l’ha realizzata.
Le storie dei supereroi sono franchise, i franchise sono considerati il livello minimo dell’inventiva. Spider-man: Un Nuovo Universo vuole affermare il contrario, cioè che il mondo del cinema moderno, che lavora sulle proprietà intellettuali, ha dentro di sé milioni di possibili storie per ogni personaggio e non deve limitarsi a copiare la tradizione ma può stravolgere e trovare l’Uomo Ragno in un maiale parlante come in un investigatore anni ‘30. E saranno sempre lui perché i personaggi non sono la loro maschera ma sono i valori che incorporano.
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