È un bel passo in avanti per Paul Feig l’approdo ad una commedia sofisticata, sporcata (e per bene) di genere, con una messa in scena di livello e non la smarmellata e svogliata idea di comicità di Le amiche della sposa, Spy (che almeno era scritto bene) o ancora peggio Ghostbusters. È un passo nella direzione di un cinema per tutti che tuttavia mantenga le caratteristiche più evidenti del suo stile e dei suoi interessi. Perché anche Un piccolo favore è una storia di donne nei quali si misurano e si affrontano modelli diversi di femminilità, modi di essere donna che partono dagli stereotipi di gender e cercano di essere di più. Non che sia riuscito in toto, ma almeno la confezione è piacevole.
Con una durata eccessiva davvero (2 ore!) Un piccolo favore racconta di una madre di provincia nella cui vita piomba una madre lavoratrice, dal grande gusto, affascinante e poco versata come lei nel mondo delle scuole, dei bambini e della maternità eppure anche lei con un figlio amico del suo. La prima è Anna Kendrick la seconda Blake Lively, con pregnante scelta di casting. Diventeranno amiche nonostante le molte differenze, in una strana relazione di attrazione inusuale (punti in comune non ne hanno ma le reciproche differenze le stimolano) fino a che una delle due non scompare lasciando alla prima figlio e marito. Lo racconta tutto Anna Kendrick dal suo videoblog, dalla conoscenza, alla sparizione alle indagini (la trovata è divertente obiettivamente: in un videoblog da mamma in cui ogni episodio è un tutorial diverso lei inserisce questa trama gialla senza modificarne il tono da youtuber).
E qui siamo a metà film, molto ancora deve succedere e non tutto ha il ritmo giusto per reggere, anche se i dialoghi e la rapidità funzionano. È semmai la grande chiusa, con l’evoluzione dei due personaggi e quasi dei toni da De Palma (ma davvero alla lontana, guardato con il cannocchiale da una riva all’altra del fiume), a deludere, perché alla fine nonostante quanto di buono mostri, Un piccolo favore aveva tutte le caratteristiche del piccolo film che si rivela più grande di quel che è grazie ai dettagli, alla cura del prodotto e ad una fattura raffinata. Invece questa dimensione, questa trama sempre più ampia e queste ambizioni finiscono per portarlo a non essere tutto al medesimo livello, a non curare tutto come potrebbe e quindi a disperdere quel che di buono sembrava poter fare su 120 superflui minuti.
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