Uno dei più grandi dei luoghi comuni e delle trappole più insidiose del cinema è girare un film tratto da un romanzo classico con uno stile classico, imitandone il passo, l’impeto da grande fiume e l’afflato da racconto epico, beandosi della ricostruzione d’epoca e facendo in buona sostanza il cinema di papà. Martin Eden di Pietro Marcello sembra voler evitare tutto questo programmaticamente, inizia con un estratto di un momento della storia del protagonista e poi torna indietro per re-iniziare, ferma di continuo la narrazione per godersi inserti documentari che non hanno attinenza stretta al film e cerca di scappare come può dalla gabbia della finzione.
Viene dal documentario Marcello e di questa storia sembra amare il contesto impossibile e odiare le buone regole della narrazione. Non c’è un’ambientazione chiara ma più ambientazioni, alle volte sembrano gli anni ‘30 italiani, in altri casi il presente, in altri ancora gli anni ‘60, mobilio, arredamento, costumi, comparse e scenari ci ingannano ad ogni ripresa come se fosse un film pieno di errori, quando in realtà è un film pieno di idee. In questo non tempo italiano Martin Eden è sempre un portuale in cerca di formazione, innamorato di una donna borghese e desideroso di scalata intellettuale e quindi sociale ma che quando finalmente la trova è disgustato dalla società borghese e dagli ideali socialisti.
Marcello ha una capacità davvero rara di fondere insieme riprese ed immagini di provenienze, formati, stili e qualità differenti. Il girato è alternato con immagini di repertorio sgranate o in bianco e nero come fossero variazioni, interruzioni o punteggiature di quelle usate nei documentari, alle volte come Terrence Malick spezza il racconto con momenti di vita quotidiana di 3-4 secondi o in altre usa immagini di altri film del passato. Non tutte sono idee sue ma quasi tutte sono ben assemblate e rigorosamente non omologate, anzi il materiale è usato proprio per il contrasto e la differenza che genera. L’eterogeneità è la ricchezza, la giustapposizione di materiali diversi il divertimento. Ci saranno anche le lettere recitate in primo piano guardando in camera come Bergman.
Menzione speciale per le musiche. Appartengono ad un’altra epoca ancora che non è compresa nei molti setting del film, praticamente fuori dal ogni tempo e contribuiscono a creare una felicissima confusione.
Peccato che tutto finisca ad un certo punto. Poco dopo la metà, come se di colpo perdesse la voglia di essere diverso Martin Eden diventa più convenzionale. Il film si fa più ideologico mentre il protagonista diventa sempre meno sopportabile e l’eterogeneità diventa omogeneità. Una lezione finale all’università farà toccare al film il punto più basso quanto ad autocompiacimento, vanità e autoindulgenza.
Anche Luca Marinelli, dotato di spalle larghissime, divertito e divertente quando serve, napoletano come si deve, popolano ma poi intellettuale, troneggia fino a che il film ha la forza di sperimentare e invece si siede nel più trito degli anticonformisti antipatici quando il film è ormai spompato.
Post più popolari
-
Sento già il profumo delle grandi litigate.
-
Come farsi la skin per iPod in vero legno .
-
GIFFONI FILM FESTIVAL CONCORSO (+16) Uccidono, urlano, marciano, conquistano e violentano. Hanno tra gli 8 e i 17 anni, sono i ragazzi solda...
-
Si parla di incassi è chiaro (e di cosa se no?), con I Pirati Dei Caraibi - La Maledizione Del Forziere Fantasma (ma perchè fantasma?? non ...
-
Da estimatore (badate ho detto estimatore e non amante, tenetelo presente quando mi attaccherete nei commenti) di Gabriele Muccino sono liet...
-
Domani (cioè venerdì) alle 14.10 (ora italiana) c'è la cerimonia di apertura dei giochi diretta da Zhang Yimou . Mettere a disposizione ...
-
Se nel titolo l'ho sparata grossa correggetemi, ma a me sembra che nessun videogioco abbia mai applicato in questo modo i dettami del po...
-
Mi pento di aver scritto a caldo di Il Cavaliere Oscuro , tantissime cose emergono con il tempo (come si conviene) e quindi non possono ess...
-
E' morto ieri alla prematura età di 100 anni (sic!) Claude Levi-Strauss , padre dell'antropologia moderna (come da definizione su Wi...
-
Mi tocca aderire alla catena lanciata da Valentina di Eyes Wide Ciak e mettere in mostra 12 peccati cinematografici di cui mi vergogno, che...
Archivio
Template modificato con il sudore della fronte da Gabriele Niola.







Nessun commento:
Posta un commento