Che è del 1962 lo si vede da molte cose. Da quel bianco e nero molto contrastato e pulitissimo, tipico di quando era possibile riprendere a colori, che fa capire che c'è già stato il Billy Wilder di L'Appartamento, lo si vede dalla presenza di Jimmy Stewart, lo si vede dal sottotema della difficoltà di percepire la realtà che fa capire che c'è già stato Rashomon, lo si vede dalla fine che fa John Wayne, lo si vede da come tutto viene risolto, politicamente e non con la violenza. E' la fine dell'epopea del west che viene metaforicamente simboleggiata dall'arrivo della ferrovia, come accade anche in C'era una volta il west e diversamente (il simbolo è il filo spinato usato per delimitare i confini) in Man Without a Star (non riesco a ricordare il titolo italiano...).Di L'uomo che uccise Liberty Valance si sottolinea sempre la componente crepuscolare, del resto è anche il penultimo film di John Ford (l'uomo che è l'epopea del west), invece non si sottolinea (quasi) mai la costruzione temporale che viene scardinata dal racconto di John Wayne nel finale. Vengono disattese tutte le credenze dello spettatore, e viene sottolineata la mendacità insita nel mezzo cinematografico, il punto di vista scelto dal regista che impone una certa visione dei fatti, tramite un flashback che fa rivivere allo spettatore una scena già vista una ventina di minuti prima ma questa volta da un diverso punto di vista che ne muta totalmente l'essenza. E poi non posso non soffermarmi un momento sulle meravigliose espressioni degli attori, tutto è sottotaciuto ed accennato, la gelosia di John Wayne che si fa strada e viene comunicata da piccoli ammicamenti, i sorrisi dei paesani e le incertezze a mezza bocca di James Stewart, tutto accennato ma perfettamente chiaro. Diamine che maestria!
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