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13.10.05

Immortal Ad Vitam (Immortel (ad vitam), 2004)
di Enki Bilal

Per chi non lo sa Enki Bilal è prima di tutto un grande fumettista europeo, nato nella ex-yugoslavia, che con i suoi fumetti cyberpunk ha influenzato nientepopodimenoche Ridley Scott per le estetiche di Blade Runner. E' insomma qualcuno Enki Bilal, ed i suoi fumetti (su tutti la Trilogia di Nikopolis) sono stati da poco ristampati per la Serie Oro di Repubblica.
Detto questo Immortal Ad Vitam viene dall'unione di alcune delle sue storie (ma più di tutte si distingue la trilogia di Nikopolis), ed era lecito aspettarsi la solita trasposizione senza senso alcuno da fumetto a film. Invece Bilal fa quasi tutto da solo e adatta benissimo le storie, mantenendo la base (personaggi ed ambientazione) ma cambiandone ruoli, identità ed anche in alcuni tratti carattere. La storia ruota sempre intorno al dio Horus ed alla ricerca dell'immortalità, ma con una trama completamente diversa, adatta ad un film da un'ora e 40 minuti.
Ma in un film di Enki Bilal non è certo al contenuto che si guarda per primo. La forma è eccezionale anche se la tecnica non è impeccabile, molti effetti digitali sono poveri (il film è una coproduzione italiana, francese ed inglese), ma sicuramente ci sono un mare di idee. Bilal non si fa mancare nulla, attinge alle idee grafiche che aveva usato nei fumetti e ne aggiunge di nuove, soprattutto sperimenta un film ibrido con 4 attori in carne ed ossa e tutti gli altri personaggi digitali, anche quando si tratta di esseri umani (no come Guerre Stellari dove gli umani fanno gli umani e gli alieni sono digitali), alcuni personaggi poi sospetto fossero reali solo dal collo in giù.
La cosa più sorprendente di tutte rimane la capacità di coinvolgere anche con questo prodotto ibrido. Non mi è sembrato un capolavoro Immortal Ad Vitam, ma (sarà perchè ho letto il fumetto e già ne ero innamorato) coinvolge ed emoziona, stupisce ed appassiona. E' un prodotto serio di fantascienza all'europea, che non divide le cose in due ma le affronta non pretendendo di risolverle.
Peccato per alcune scelte di narrazione abbastanza infelici, come personaggi che appena entrati in scena con squallidi stratagemmi raccontano tutta la propria storia, o porzioni di trama che non potevano essere rappresentate che vengono raccontate senza che ce ne sia una precisa motivazione logica.
Bello che gli attori siano stati scelti con cura per somigliare ai disegni (nell'estitca di Bilal la forma dei visi ed il tipo di corpi è fondamentale) e una caratterizzazione del futuro che può semprare balderunneriana, ma come già detto è Blade Runner ad essere bilaliano.





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