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19.11.05

Il numero 2 si dà sempre più da fare del numero 1


L'operazione di evoluzione mediatica del Corriere.it è partita lenta e inutile, come spesso accade all'inizio di un simile progetto da parte di un colosso, ma si sta rivelando interessantissima.
L'offerta fino a pochi giorni fa si limitava ad una diversa veste delle fotonotizie o delle gallerie, con in più qualche video e trailer cinematografico; la solita riproposizione di contenuti che originariamente sono pensati per un'altra sede.
Da l'altro ieri credo, il Corriere.it ha cominciato a proporre invece contenuti prodotti appositamente per quella forma, piccoli video di 3 o 4 minuti in cui le grandi firme parlano di un tema. Per ora sono disponibili in forma video le rubriche TeleVisioni e Il Film di Aldo Grasso e Paolo Mereghetti. All'interno di uno studio piccolo, ma funzionale e sobrio, con il solo supporto di un televisore piatto i giornalisti fanno le loro recensioni o le loro riflessioni intervallati nel montaggio da immagini di ciò di cui stanno parlando (trasmissioni televisive per Aldo Grasso, trailer dei film per Mereghetti). Ancora i discorsi sono più che altro delle letture dei loro articoli, me quando invece partono solo dagli articoli per fare delle dissertazioni su tematiche che necessitano del supporto delle immagini (cinema e televisione), la cosa si fa più interessante.
I due sono anche abbastanza spigliati e accattivanti (e non è mai detto), per me è già una droga. La decisione di farli durare 3/4 minuti è determinante e riuscitissima, tipica del videoblog consente il massimo dell'attenzione per un tempo giustamente limitato. Sono riusciti a dare una forma a questo tipo di contenuti che mi sembra veramente adatta al medium.
Anni luce avanti alle proposte video di Repubblica.it (che al momento vanta una posizione dominante sul mercato in termini di utenti), il quale si limita a proporre una diretta video in streaming delle trasmissioni di RepubblicaRadio. Il risultato è un pastrocchio mediatico di contenuti assolutamente inadatti al medium. La radio su internet ha un suo senso e per dargli un valore aggiunto solitamente si pensa all'interazione, ma RepubblicaRadio non gode di nessuna interazione possibile e pretende anzi dall'utente il massimo dell'attenzione per un minimo di 15 minuti (tanto durano i blocchi di programmi). In più non c'è una regia in differita, cioè un montaggio con contenuti che siano extra-RepubblicaRadio, ma solo una regia in diretta che si limita a cambiare inquadratura tra i due conduttori, praticamente il minimo dell'appeal. Oltre tutto, per ora almeno Rapubblica Radio manca di protagonisti che attirino l'attenzione, perchè RepubblicaRadio (come tutti i programmi di approfondimento radiofonici) si basa su interviste telefoniche ai protagonisti dei fatti o agli opinionisti e al momento solo di rado sono presenti in studio le grandi firme (Paolo Garimberti a parte).
Eppure è un peccato, perchè il gruppo a cui appartinene Repubblica Radio per tanti versi è più avanti dal punto di vista tecnologico, basti guardare agli esperimenti di Mario Tedeschini sull'ipervideo, che sembravano poter portare qualcosa di mediaticamente nuovo. L'interazione con il video sarebbe un ottimo terreno di conquista, magari abbinato agli approfondimenti di RepubblicaRadio, potrebbe integrare finalmente i contenuti prodotti per la fruizione in rete con la rete stessa tramite link esterni o aggiunte interne al player.

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