1.4.06

Il Lungo Addio (The Long Goodbye, 1973)
di Robert Altman

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Siamo tutti daccordo che la più grande incarnazione del detective Philip Marlowe l'ha data Humphrey Bogart in Il Grande Sonno vero? E non perchè fosse un attore migliore degli altri che lo hanno interpretato o perchè sia riuscito a carpire il vero spirito del romanzo di Chandler, ma perchè Bogart ha vissuto e lavorato nel periodo in cui il noir cinematografico viveva la sua epoca d'oro, ne ha costituito una delle pedine fondamentali e nel momento in cui si è trovato ad interpretare un mito del noir letterario al cinema non poteva che diventare il numero.
Detto questo l'interpretazione che ne danno Robert Altman e Elliot Gould (non saprei esattamente a chi dare la responsabilità ma ad occhio e croce direi al primo) tradisce le aspettative degli amanti di Bogart benchè sia fatta con perizia, cognizione di causa e una certa progettualità, in sostanza non è una porcata in assoluto, solo in senso relativo alla situazione.
E giudicare un film principalmente in base a questa componente è giusto? Mah..... Non so, ma inevitabilmente la scelta di calcare la mano sulla componente ironica di Marlowe ed inserirlo in un universo grottesco (incredibile la scena in cui il gangster messicano ordina a tutti di spogliarsi compreso un giovanissimo Schwarzenegger) condiziona tutta la resa del film, anzi in questo caso direi che ne è il centro. Perchè adattando l'omonimo romanzo Altman sceglie di ambientare il tutto negli anni '70 e calcare la mano su Marlowe vittima degli eventi che non riesce a controllare, solo il finale estremo (quello si molto bello) riscatta la sua ferma volontà.
Per il resto è Altman, cioè a me non piace molto ma non nego che sia un prodotto di alta qualità.





5 commenti:

ava ha detto...

malinconica ironia , fine di un'epoca.. ma la scena in cui marlowe trasferisce il cibo per gatti da una lattina all'altra per convincere la micia a mangiarla e' il cult per una gattara.. :-)

gparker ha detto...

Ti sei identificata?

splunge ha detto...

nooo... e dire che venivo qua certo di trovare osanna...
a me è piaciuto molto... sono un amante del marlowe letterario, ma questo gould sbruffone e marginale rispetto alla sua stessa storia ha incantato... l'unico altman che amo.

comunque, capisco che possa essere visto esattamente al contrario...

d

luisito ha detto...

neanche io sono un amante di altman, ma questo noir atipico mi ha preso dalla testa ai piedi, ci sarebbe poi tutta una querelle su quali noir siano tipici e quali atipici! bel blog, e poi...ma dove hai rimediato lady snowblood? luisito

gparker ha detto...

beh io direi che i noir tipici sono quelli classici, canonici. Quelli con un uomo che perde la retta via (sia egli già un criminale o no) per colpa della torbida passione per una donna manipolatrice che lo frequenta con un doppio scopo, cosa che alla fine, dopo essersi battuto per tutto il film contro il proprio destino, inevitabilmente finisce con l'ucciderlo.

Lady Snowblood lo vidi in una rassegna di un cineclub.