Difficile vedere dei noir moderni convincenti. Davvero. E' proprio difficile, per quel processo di continuo esaurimento delle figure archetipe, di qualsiasi genere si tratti, i caratteri e le figure tipiche vengono sempre più sfruttati e lentamente si esauriscono, il che vuol dire che per dire qualosa di nuovo le si comincia lentamente a cambiare e non sempre questo cambiamento è in meglio. Anzi.
36, Quai Des Orfevre invece recupera per bene l'ambiente noir, tralascia le figure archetipe e si concentra sull'atmosfera, capendo bene che è quello che fa il noir più della femme fatale. Il film quindi è una delle opere più meravigliosamente maschiliste che si siano mai viste, una storia di uomini dove le donne sono relegate a ruoli marginali e assolutamente funzionali agli uomini. Una storia dura e conservatrice che dipinge un mondo meravigliosamente tragico dove la corruzione è la regola anche per i personaggi più positivi e dove la spinta alla vendetta non è morale o etica ma personale.
E' la passione al centro del noir come sempre, la passione e l'estetica. Perchè un altro elemento assoultamente vincente del film di Marchant sono le mille scelte stilistiche (dai grandangoli alla profondità di campo, dal formato ai colori desaturati fino alla leggera sovraesposizione) che danno personalità alla storia, la confinano in un mondo sbiadito, umido e gelato (come nella miglior tradizione delle metropoli spersonalizzanti). Personalità e un fortissimo legame con la tradizione del cinema francese, un polar in piena regola.
Su tutto poi regna un magnifico Depardieu (perchè questi film si reggono sui cattivi e questa è una legge sacrosanta!), in una delle migliori interpretazioni di sempre, misuratissimo eppure efficace, capace di convincere con una faccia immobile in silenzio.

36, Quai Des Orfevre invece recupera per bene l'ambiente noir, tralascia le figure archetipe e si concentra sull'atmosfera, capendo bene che è quello che fa il noir più della femme fatale. Il film quindi è una delle opere più meravigliosamente maschiliste che si siano mai viste, una storia di uomini dove le donne sono relegate a ruoli marginali e assolutamente funzionali agli uomini. Una storia dura e conservatrice che dipinge un mondo meravigliosamente tragico dove la corruzione è la regola anche per i personaggi più positivi e dove la spinta alla vendetta non è morale o etica ma personale.
E' la passione al centro del noir come sempre, la passione e l'estetica. Perchè un altro elemento assoultamente vincente del film di Marchant sono le mille scelte stilistiche (dai grandangoli alla profondità di campo, dal formato ai colori desaturati fino alla leggera sovraesposizione) che danno personalità alla storia, la confinano in un mondo sbiadito, umido e gelato (come nella miglior tradizione delle metropoli spersonalizzanti). Personalità e un fortissimo legame con la tradizione del cinema francese, un polar in piena regola.
Su tutto poi regna un magnifico Depardieu (perchè questi film si reggono sui cattivi e questa è una legge sacrosanta!), in una delle migliori interpretazioni di sempre, misuratissimo eppure efficace, capace di convincere con una faccia immobile in silenzio.










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