31.10.06

Syriana (id., 2005)
di Stephen Gaghan

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Il regista e scenggiatore Stephen Gaghan è il medesimo sceneggiatore di Traffic. E si vede proprio. Questa volta però può anche darsi da fare dietro la macchina da presa e realizzare un progetto più aderente alle sue volontà.
Una costruzione e una narrazione che se non fosse per la linearità della linea temporale sarebbero identiche a quelle che Guillermo Arriaga elabora per Iñarritu. Mille eventi separati, mille situazioni diverse facenti tutte riferimento al medesimo problema che lentamente collimano in un unico finale. E' un cinema, quello di Gaghan, che concepisce un mondo in cui tutto è collegato, un mondo in cui i personagi si muovono agiti da forze non troppo dissimili dal più classico destino.
Sinceramente Syriana non mi ha appassionato per nulla, anzi a tratti mi ha annoiato. Di non facile comprensione la trama si distende lungo intrighi, continui riferimenti a nomi che non si è fatto in tempo a memorizzare e intrecci politici. La macchina da presa quasi sempre tenuta a mano (come nella miglior tradizione del cinema degli ultimi anni) viene utilizzata come se invece fosse fissa, una scelta estetica che non mi ha mai convinto.
Ma ciò che più di tutto non mi piace di Gaghan è lo sguardo sui suoi personaggi e come se ne distacchi di continuo, come cioè non sia mai partecipe delle loro gioie e delle loro sofferenze ma sembri guardarli da lontano con un occhio imparziale (e questo non mi dispiace) che somiglia più a quello del documentarista che a quello del cineasta. Se dunque ha il merito indubbio di mostrare e non dimostrare (anche se una tesi di fondo c'è sempre) dall'altra parte il suo è un cinema freddo, ghiacciato.

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