14.12.06

Il Cavaliere Della Valle Solitaria (Shane, 1953)
di George Stevens

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Archetipo generale della figura del cavaliere solitario, Shane arriva all'inizio del film e se ne va alla fine, la prima e l'ultima inquadratura mostrano infatti rispettivamente l'arrivo e la partenza del cavaliere errabondo, non troppo dissimile da una certa tipologia di samurai, e "risolutore".
Se Shane ha in sè tutto quello che è necessario per essere l'archetipo della propria categoria la medesima cosa non si può dire del film. Con Il Cavaliere Della Valle Solitaria George Stevens dirige uno dei suoi peggiori western, lento e noioso, impacciato nell'incedere e indeciso tra mito e realtà.
In molti hanno sottolineato come la realtà della descrizione della vita e delle diatribe dei contadini si contrapponga ed esalti la figura di Shane che in questo modo ne acquista in mito, ma tutto questo non l'ho visto.
In bilico tra epica e descrizione di un western diverso, quindi tra tradizione e innovazione, Il Cavaliere Della Valle Solitaria sembra più un western irrisolto che ha un ultimo sussulto nel finale, quando con maggiore coerenza il duello tra Shane e l'altra faccia della sua medaglia, il cowboy mercenario e assassino (interpretato da un Jack Palance ai suoi esordi) è ripreso con un eccesso di inquadrature e un'incredibile dilatazione dei tempi.

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