5.8.07

Ichi The Killer (Koroshiya 1, 2001)
di Takashi Miike

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Ichi è un killer plagiato mentalmente da un'intelligenza occulta, che gli ha instillato in testa ricordi fittizi con il quale manovrarlo, è un individuo fragile ma letale (cosa tipica della narrativa giapponese) che quando agisce non lascia sopravvissuti.
Eppure non è il vero protagonista del film, il centro infatti non è tanto sul delirio di Ichi ma sul dolore. Il dolore inflitto in mille modi, il dolore come forma di espiazione, il dolore come piacere, il dolore come proiezione del piacere, il dolore come ragione di vita, il dolore come generatore di amore.
In questo senso è più emblematico il personaggio di Kakihara, killer che ha fatto strada nella cupola mafiosa a differenza di Ichi perchè consapevole del proprio ruolo e compiaciuto nell'esercitarlo.
Al di là delle dinamiche del fumetto da cui è presa la storia il film di Miike si sofferma su alcuni temi tipici del regista come la trasfigurazione di un uomo in quello che vuole essere e la creazione da zero del mito.
Ichi è un killer solo quando lo vuole essere (o quando lo costringono) altrimenti ne è incapace ed è la versione umana e normale di un eroe (pur se negativo). Tutti lo considerano un mito, ma dietro la maschera c'è un pupazzo estremamente umano. Similmente a quello che accade in Zebraman, ma con toni opposti, anche in Ichi The Killer c'è lo svelamento di un mito, di un eroe (dotato di un suo costume e di suoi "poteri") in una figura umana.
In maniera perfettamente fumettistica c'è poi dall'altra parte una nemesi, il rovescio della medaglia di Ichi l'uomo che uccide consapevole di sè, fiero del proprio ruolo e che desidera a tutti i costi incontrarlo. Lo scontro finale è fumettisticamente inevitabile anche se ha risvolti inattesi.

Lo stile di Miike è molto sobrio, mette in scena cose indicibili in maniera assolutamente ordinaria, non si pone limiti di sorta e la sua è una violenza puramente rappresentata, esplicita, mai mentale e sempre espressa. E per questo, nonostante l'incredibile efferatezza di molte scene, risulta in fondo digeribile, perchè con il suo insistere pornografico svela la sua finzione.

Impagabile la partecipazione di Shinya Tsukamoto pompato al computer nel ruolo (azzeccato) del manovratore occulto.

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