14.10.07

L'Uomo Dal Braccio D'Oro (The Man With The Golden Arm, 1955)
di Otto Preminger

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Non sono un grande amante del cinema rigoroso di Otto Preminger, ma L'Uomo Dal Braccio D'Oro ha saputo conquistarmi. Forse perchè si allontana dalla classica durezza razionale del regista o forse perchè proprio con la sua delicatezza imposta dalla censura e dal fatto che fosse il primo film a prendere apertamente e di petto il problema della droga, fa sì che si parli non tanto della dipendenza da eroina ma più che altro della dipendenza in generale.
La dipendenza della moglie (che si finge paraplegica) dal marito, la dipendenza del biscazziere dal suo miglior cartaio e in fondo anche quella del disperato drogato dal suo amore.
Fotografato con un bianco e nero davvero inesorabile e soprattutto con precisissimi movimenti di macchina, chiarissimi nel dare una dimensione e una profondità alla cittadina dove si svolgono i fatti (basti pensare alle belle carrellate di quando drogato e pusher si dirigono a casa del secondo), L'Uomo Dal Braccio D'Oro, ha un senso dello spazio come raramente se ne vedono, anche in virtù della predilezione di lunghi piani sequenza ad un montaggio classico. Esemplare in questo senso la sequenza dell'iniezione della dose, magistrale per come risolve un problema importantissimo (mostrare in maniera delicata eppur coinvolgente ed esplicativa la soddisfazione da dose).
Impossibile poi non sottolineare come la prestazione di Sinatra sia impeccabile, eppure forse più che Sinatra a me ha colpito Kim Novak, perfetta nel suo essere funzionale al grande Frank. Il suo personaggio infatti non ha grandi sfumature nè particolari momenti intensi, ma la sua fisicità e la sua presenza in certi punti (specialmente nel momento della disintossicazione) sono fondamentali per capire in profondità la sete d'amore insaziabile del mazziere drogato.

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