Commissionato ad un cinema molto radicato sul territorio, che si sporca le mani nel sociale (anche se non sempre correttamente) e rigorosamente indipendente o a basso costo Valerio Mastandrea è finito anche in Velocità Massima che, diciamolo subito, non è il Fast And Furious de' noantri e non solo perchè è venuto prima.
"L'automobile come religione di vita", sarebbe stato davvero un capolavoro il film se avesse davvero scandagliato la dimensione del feticismo automobilistico partendo (come fa) dalla vita di un meccanico qualsiasi che come molti modifica le macchine e ci corre per soldi. Invece Velocità Massima dopo molto poco comincia ad applicare schemi e situazioni da cinema americano già viste (il viaggio purificatore, la dialettica modernità/passato tra i due protagonisti, il rapporto quasi paterno e una facile identificazione donna/danno) e senza dargli una veste diversa, senza "utilizzarle" ma semplicemente applicandole.
Peccato perchè poi moltissime altre cose del film, a partire da alcune idee di messa in scena, non sono niente male e l'atmosfera che Vicari è in grado di creare da subito, fin dalle prime inquadrature proprio, è perfetta. Il caldo percepito delle zone di Ostia, i colori, le inquadrature spesso da molto alto, sono tutti espedienti calzanti.
E anche le scene di corsa con le macchine non sono proprio fenomenali ma cercano di fare qualcosa di diverso.
Peccato che poi tutto questo sforzo sia incanalato in una trama che svilisce i personaggi.
"L'automobile come religione di vita", sarebbe stato davvero un capolavoro il film se avesse davvero scandagliato la dimensione del feticismo automobilistico partendo (come fa) dalla vita di un meccanico qualsiasi che come molti modifica le macchine e ci corre per soldi. Invece Velocità Massima dopo molto poco comincia ad applicare schemi e situazioni da cinema americano già viste (il viaggio purificatore, la dialettica modernità/passato tra i due protagonisti, il rapporto quasi paterno e una facile identificazione donna/danno) e senza dargli una veste diversa, senza "utilizzarle" ma semplicemente applicandole.
Peccato perchè poi moltissime altre cose del film, a partire da alcune idee di messa in scena, non sono niente male e l'atmosfera che Vicari è in grado di creare da subito, fin dalle prime inquadrature proprio, è perfetta. Il caldo percepito delle zone di Ostia, i colori, le inquadrature spesso da molto alto, sono tutti espedienti calzanti.
E anche le scene di corsa con le macchine non sono proprio fenomenali ma cercano di fare qualcosa di diverso.
Peccato che poi tutto questo sforzo sia incanalato in una trama che svilisce i personaggi.
5 commenti:
ero molto curioso di vedere questo film... Un po mi spiace che non sia niente di che, ma devo dire che me lo aspettavo...
io non mi intendo di cinema (leggo gparker per capirne di più) quindi non posso mettere in dubbio le mancanze tecniche che vengono menzionate nel post, però il film a me è piaciuto.
Secondo me vengono evidenziati alcuni aspetti della vita di chi non ha tutto servito su un piatto d'argento,che magari è costretto anche a derubare un amico (salvo poi confessarglielo) o trasformare una passione in un obbligo per ricavarne denaro...ma forse sono io che vedo fotografie della natura umana e i suoi conflitti nei film d'ogni genere...
Ma il film a me non è dispiaciuto affatto, solo che aveva potenzialità maggiori.
Perchè Vicari è bravo, perchè il tema è interessante e per Mastandrea.
Il peccato è che si perda continuamente inseguendo una trama più canonica (e soprattutto risvolti più canonici) invece magari di osare di più.
a me il film è piaciuto, al contrario di fast and furious che... blearghr
Certo meglio di Fast and Furious lo è
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