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30.3.12

Pirati! Briganti da strapazzo 3D (Pirates! In an adventure with scientists, 2012)
di Peter Lord

FUORI CONCORSO
FUTURE FILM FESTIVAL 2012

Sebbene quasi tutti apprezzino "l'artigianalità" del cinema della Aardman, il fatto di poter intravedere il tocco umano sulla plastilina (che poi non è plastilina ma latex, molto meno poetico e più fetish) nei suoi cartoni in stop motion, il segreto di quelle produzioni è invece nella realtà che propone e nella visione demenziale e sovversiva delle sue storie.
L'animazione è un luogo affollato negli ultimi anni, popolato dalle vette inarrivabili Pixar, dai prodotti medi della Dreamworks o degli altri studi statunitensi, dalle follie giapponesi e dalla produzione indipendente e semisconosciuta (se non dagli appassionati) che viene dal Canada. In questo mondo la Aardman porta un'incoscienza che ha del sorprendete a simili livelli di budget e ambizione.

Pirati! Briganti da strapazzo, viene da un libro comico di Gideon Defoe che nemmeno aveva una storia vera e propria (motivo per il quale è stato pesantemente riscritto per lo schermo assieme all'autore stesso), ma aveva conquistato Peter Lord per l'umorismo incontenibile.
La visione del mondo, dei personaggi e della storie da raccontare viene prima di tutto dunque. Poi arriva il "filtro Aardman", quel misto di tecnica stop motion, avventure piccole che diventano epiche e personaggi di contorno al limite del disturbante. Infine una cornice tecnica da manuale che rende ciò che sulla carta è divertente, un film esilarante.

Questa volta al classico set per la stop motion la Aardman affianca green screen e pesanti interventi di computer grafica in postproduzione per finire in un ibrido tra le due tecniche di animazione, rendendo possibile il movimento di personaggi mossi frame per frame, accanto all'acqua o ai carrelli digitali.
Tutto ciò aumenta la prospettiva della storia, la inserisce in una cornice più grande, inserisce totali prima impossibili, sequenze aree e ovviamente marittime. Rende possibile e credibile in sostanza la deriva steampunk finali che dissacra con ancor più gusto la regina Vittoria e Charles Darwin.
Il succo però rimane il medesimo di sempre: proporre una diversa dimensione di intrattenimento e figure di riferimento che non siano tanto "profonde" quanto portatrici di una visione differente della vita (ritorna un personaggio muto, come Gromit), non conciliate e immerse in una comunità lontanissima dalle solite figure e i soliti caratteri. Lo strano eletto a protagonista e a modello.

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