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13.6.12

La guerrà e dichiarata (La guerre est déclarée, 2012)
di Valerie Donzelli

L'aggettivo più banale che si possa usare per La guerra è dichiarata è "truffautiano" ed è banale tanto quanto è vero. L'ultimo film di Valerie Donzelli è ricalcato nella maniera migliore sui punti di forza e gli stilemi del cinema di François Truffaut (il primo, quello 1960-1970), utilizza una voce fuori campo molto fredda e distante (dalla scrittura molto letteraria) e sfrutta alcuni montaggi con musiche dal tono in disaccordo con la gravità della situazione, spesso concedendosi rotture alla stabilità e alle regole della messa in scena da lei stessa fissate.

L'obiettivo del film è dei peggiori: raccontare la storia travagliata di una coppia che ha un bambino il quale, si scopre subito, ha un tumore al cervello. Da lì un lungo travaglio di ospedali, operazioni ecc. ecc. che mettono alla prova il rapporto. Ancora peggio la storia ha un forte legame con ciò che è accaduto alla regista stessa con suo figlio, cioè è una versione idealizzata per il cinema della vera vita dell'autrice.
La riuscita, a totale sorpresa, è invece delle migliori.

C'è infatti una capacità rara in La guerra è dichiarata di alleggerire anche i momenti peggiori con il filtro della tenacia nel combattere quella che è una vera e propria guerra, unita ad una delicatezza ed un'inventiva spiazzanti nel raccontare la storia d'amore della coppia. Nei suoi primi 20 minuti il film spara alcune tra le cartucce più commoventi e originali viste quest'anno, allo scopo di riassumere in poco la nascita di un'amore. Un tour de force di montaggio che scarta tutti i canoni di bellezza e comprensibilità usuali ma arriva dritto al punto utilizzando con un'insistenza che diventa genialità, la metafora della corsa e della foga.

E sebbene poi nel suo svolgersi La guerra è dichiarata sappia essere ben meno felice di come parte, la maniera in cui Valerie Donzelli concepisce la drammatizzazione della propria vita, è degna di stupore ed encomiabile per la bravura con cui applichi il filtro del cinema (fatto di espedienti di retorica della messa in scena) alla vita vera. Cioè la maniera in cui riesce a trovare immagini, momenti e passaggi filmici negli anfratti dei fatti reali.

6 commenti:

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

film sorprendente e strepitoso!
valerie donzelli idola!


Udo Kier ha detto...

è ormai il tuo mestiere accendere la curiosità e l'interesse.
possibilità che venga distribuito in italia?
forse è uno passato in rassegna "cannes a roma"?


PS
grazie a te ho recuperato l'ultimo di Gaspar Noe in full HD. Notevolissimo e per me molto sottovalutato.


vinz ha detto...

@udo: e' al cinema ORA! vado stasera.


Gabriele Niola ha detto...

Si infatti è ora in sala, illuminazioni della distribuzione italiana.

Noè sta ad un passo dal farmi incazzare, però al momento anche io sono dalla sua parte.


Udo Kier ha detto...

bene
allora tutti al cinema.


su Noe
a me invece convince e lo trovo maturato con questultima opera rispetto al ruffiano Irreversibile o ai video porno-chic o anche i suoi corti softcore finti fetish maledettisti. insomma finalmente ha fatto un film da regista in cui il linguaggio è inscindibile dalla storia raccontata, è palesemente qualcosa fatto con il cuore e ha avuto una genesi travagliata finita in un risultato di due ore e mezza! Roba che francamente mi sembra rara oggi.


Gabriele Niola ha detto...

confermo tutto quel che dici, mi infastidiva prima e ora invece, pur partendo prevenuto, mi ha sorpreso. L'idea alla base del film inizialmente mi aveva fatto pensare alla furbata da 15enne, invece poi sempre di più (come dici tu) si lega al contenuto e alla fine vince bene.


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