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1.6.12

Marilyn (My week with Marilyn, 2012)
di Simon Curtis

Quando il biopic esce dalla porta per rientrare dalla finestra. Cercando di evitare la cronaca della vita di un personaggio più che noto e focalizzandosi solo su un momento preciso e paradigmatico (la lavorazione inglese del film "Il principe e la ballerina") Simon Curtis cerca di raccontare un personaggio per sineddoche, inquadrandone un istante per lasciar intuire una vita.
Dunque la Marilyn Monroe che si vede in Marilyn ha il carattere fragile, dipendente e insicuro che le cronache riportano, illuminato a tratti da sprazzi di vitalità, momenti d'intimità con il protagonista e una profonda empatia.

Uno dei motivi per i quali questo biopic mascherato è in realtà il più classico dei film biografici è perchè Marilyn non tratta mai il personaggio per i motivi per i quali è diventato noto (ovvero la presenza scenica e il mistero dell'amore che la macchina da presa aveva per lei), ma ne affronta la vita privata, lasciando scorgere quella morbosità tipica del biopic che nulla ha a che vedere con la professionalità e tutto ha in comune con la curiosità del retroscena privato.
Nonostante la protagonista non sia Marilyn ma l'anonimo ragazzo incaricato di badare a lei che, ovviamente, si invaghisce di lei subendone le cotte umorali, lo stesso il ritratto della grande stella che si riflette nel protagonista ricalca in tutto e per tutto le figurine da cinema biografico.

Marilyn Monroe nel film di Curtis è un lungo collage di deliri, follie, pianti e crisi (che stando ai racconti di chi l'ha conosciuta non è troppo lontano dal vero) ma non è mai un personaggio che ha meritato il proprio successo. Un spettatore digiuno di cinema vedendo questo film avrebbe tutto il diritto di chiedersi come mai una simile instabile non professionista avesse quel successo, come mai anche sir Laurence Olivier, distrutto dall'odio non poteva alla fine non ammirarla.
Non c'è in sostanza nessun uso delle immagini che possa cercare di raccontare quello che le parole non sanno dire, ovvero il rapporto curioso che un corpo (il più clamoroso di tutti) riusciva ad intrattenere con lo sguardo degli spettatori, sia uomini che donne e con lo spazio scenico.
In buona sostanza un film inutile.

2 commenti:

Sara Marmifero ha detto...

Concordo, film inutile e un personaggio come Marilyn Monroe meriterebbe un film meno banale. spero sarà il caso di Andrew Dominik con Blonde


Gabriele Niola ha detto...

Io sono sempre scettico


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