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14.6.12

Once Upon a Time in Anatolia (Bir zamanlar Anadolu'da, 2011)
di Nuri Bilge Ceylan

E' chiamato l'Antonioni turco perchè ogni cineasta che fa film contemplativi in cui c'è molto paesaggio, non troppo senso esplicitato e una certa lentezza viene definito "l'Antonioni de voi altri", anche se non ha davvero niente a che vedere con il cinema pretenziosamente poetico (e sostanzialmente anacronistico) di Antonioni. 
Ha fatto un film che richiama Leone giusto nel titolo ma non ha niente a che vedere nemmeno con quell'idea di cinema (come invece avevano C'era una volta in Messico et similia).
Nuri Bilge Ceylan è Nuri Bilge Ceylan e questo basta e avanza. La sua personalità invadente e arrogante riempie ogni fotogramma di immagini meravigliose, tra le poche ad oggi a potersi davvero permettere il lusso di parlare da sole. Un giorno diventerà un mito, un classico che tutti affermeranno di conoscere a memoria. Per ora lo paragoniamo ad Antonioni solo sul metro della lentezza.

Once upon a time in Anatolia è un film che vaga sulle terre del titolo alla ricerca di un cadavere. Polizia, assassini, medico legale e prefetto tutti insieme cercano di trovare il corpo dalle indicazioni di chi lo ha seppellito. Nel farlo capitano molte cose e si raccontano molte storie che hanno a che vedere con la responsabilità individuale e l'atteggiamento dei singoli nei confronti del mondo.
E' un film meno concreto che in passato e più fondato sul momento, su alcune impennate di rara potenza come la sosta in cui va via la luce e compare una ragazza (fatto realmente accaduto e romanzato in un contesto che ne altera il significato mandandolo a stare nell'empireo dell'universale).

La cosa mostruosa di Ceylan, anche stavolta, è come contemplando qualcosa con la calma che lo contraddistingue porti lo spettatore stesso a contemplare quella parte di sè che trova nelle immagini, nei dialoghi e sui volti (sempre ripresi per cogliere il sudore o le imperfezioni della pelle).
C'è una qualità misteriosa e sfuggente che rende queste piccole odissee dei viaggi dentro ai personaggi, fino a coglierne lo stato d'animo del momento più che le idee, le sensazioni più che i sentimenti. E' un cinema umanissimo, che punta ad immedesimare e coinvolgere più che a raccontare le sue trame (sempre molto semplici), affascinato dalla capacità degli uomini di tenere dentro di sè dei sentimenti e contemporaneamente condurre una vita. 
Un giorno sarà riverito.

5 commenti:

Flavia ha detto...

Ma sai che io tanto arrogante non l'ho trovato? Per dire un regista molto celebrato, ovviamente totalmente diverso da Nuri, che trovo arrogante è McQueen ...


Gabriele Niola ha detto...

Io invece il contrario, ad ogni modo io arrogante in linea di massima lo intendo come un complimento.


Flavia ha detto...

Non avevo dubbi! ;=)


Tekeros ha detto...

The Golden Path
Ha detto: bel blog
Qlxchange Ha detto: interessante


Ismaele ha detto...

finora ho visto solo questo e "Uzak", e mi sono piaciuti moltissimo.

sono d'accordo che sarà riverito, il tempo è signore.

in altri film la lentezza irrita, qui no, è funzionale alla descrizione, alla comprensione, al ragionamento, ed è molto umano.


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