18.12.12

I 2 soliti idioti (2012)
di Enrico Lando

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Un anno dopo ma più vicini a Natale, più arroganti e più consci di potersi prendere la fetta grande del pubblico italiano. I soliti idioti tornano con I 2 soliti idioti, film che in linea teorica segue la trama del primo e lascia a Father & son, Ruggero e Gianluca il grosso del minutaggio, ritagliando piccoli spazi all'interno della loro storia per qualche altro personaggio.
Come già era accaduto per il film precendente non tutto funziona molto se non Ruggero e le qualità iperboliche del suo personaggio. In film poverissimi come sono quelli diretti da Enrico Lando, privi di qualsiasi stimolo o trovata ma anche privi di semplice abilità, il corpo comico e attoriale di Mandelli, con la maschera da vecchio che lo rende inespressivo, si muove con tempi comici accurati e tiene in piedi ogni gag.

Certo non si ride come nel film precedente, c'è inevitabilmente meno spontaneità e più consapevolezza, più pianificazione e meno azzardo. Le regole degenerative di qualsiasi sequel di un film comico.
Ma se qualcosa di davvero interessante c'è in I soliti idioti non è questione di umorismo, c'è chi ride e chi non ride (e solitamente i secondi si arrabbiano proprio per questo), è questione di che tipo di contenuto viene proposto.
Come la comicità becera che li precedeva, quella cinepanettonistica, I soliti idioti puntano sul ritratto della società, sul proporre qualcosa che si vede tutti i giorni esasperandone la volgarità sia d'atteggiamento (in fondo Ruggero non è diverso dal tipico personaggio arrivista e cinico di De Sica) che espressiva. Diversamente dal passato però le iperboli di Biggio e Mandelli più che essere ridicole e puerili (come quelle di Boldi) o ipocritamente buoniste dai finali concilianti (come Zalone o la materia vanziniana) sono violente e estreme, mai concilianti e spesso cattive. 

La vera diversità di questo duo e uno dei motivi del loro fascino è la mancanza di buoni sentimenti che salvino tutto, la mancanza della volontà di conciliare i personaggi con il pubblico a tutti i costi, il non voler essere piacevoli in nessun caso ma possibilmente sgradevoli. Nel film precedente come in questo (ma del resto anche negli episodi televisivi) Ruggero è in grado di dire al figlio cose terribili, ben al di là delle parolacce (la cui ripetizione insistita le rende totalmente vuote), insulti e umiliazioni terrificanti che lo rendono un personaggio senza salvezza, nemmeno a voler partire dai suoi presupposti, nemmeno mettendolo come protagonista, nemmeno ad averlo in simpatia. E che questo personaggio intollerabile sia un padre, in un film e una serie tv espressamente diretta ad un pubblico giovane è un briciolo di senso a cui il cinema comico popolare e becero cui eravamo abituati non sapeva arrivare.

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