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21.1.13

Lincoln (id., 2012)
di Steven Spielberg

PUBBLICATO SU 
Per il presidente dei presidenti Spielberg mette in piedi la più elaborata e complessa recita scolastica che si sia mai vista. Perchè se il senso del cinema di questo incredibile regista (mai cantato come meriterebbe) gli consente di pennellare una storia piena di dati, date e intrighi politici non semplici da seguire (per nomi, somiglianze e presupposti storici che non tutti padroneggiano) con l'afflato e la morbidezza dei racconti popolari veri, è anche indubbio che Lincoln ha tutti i difetti delle recite scolastiche.

L'irriducibile missione didattica, la farcitura dei dialoghi con nozioni, la spiegazione sempre dietro l'angolo "Mi sembri triste. E' forse per quel famoso discorso che tenesti....", "Proprio tu che noto fosti per la tua tempra di ferro e che solo 20 anni fa tenevi testa alle truppe nella battaglia..." e via dicendo, gridano liceo in ogni momento. E' la storia spiegata in forma drammatica, ma non Storia nel senso cinematografico quanto in quello testuale dei libri di testo, la storia come materia scolastica, come nozioni da imparare e non vita da narrare.
Come nelle recite di Natale Lincoln (il film) sembra esistere ed essere stato realizzato in un limbo fuori dal tempo, come se si ripetesse uguale da decenni, scevro com'è di riferimenti all'attualità o anche semplicemente noncurante che quel che dice e mostra non ha nessuna attinenza ormai con quel che l'America è e fa, o anche semplicemente con quel che dell'America si dice.

Senza porsi o porre allo spettatore delle domande ma presentandogli solo certezze, inframezzate da una piccola dose di umorismo (grossolano ma portato con grazia da un cast splendente), Lincoln ha un fascino fuori di dubbio, dato dai suoi colori poco saturi, dalle luci sempre drammatiche e ammalianti e ovviamente dallo straordinario Daniel Day-Lewis, presidente in un'epoca in cui nessuno ne aveva mai ucciso uno che gira liberamente senza scorta, entra nelle case, parla con i passanti e racconta storie per affascinare con i suoi occhi dolci e malinconici.

Ma parlare di schiavitù e di liberazione dei neri in un film pieno di bianchi è più materia buona per la serata degli Oscar che per un film rigoroso e serio. L'eroe della lotta per i diritti è un bianco, aiutato da un bianco che si batte contro altri bianchi e alla fine vincerà convertendo altri bianchi ancora.
Se davvero esiste un "sistema" cioè un complesso di produzione e distribuzione forte e coordinato che promuove se stesso e un certo tipo di elite, allora Lincoln è pienamente un film di e per il sistema. Ammaliante, fascinoso, noioso e puntiglioso Lincoln è irrimediabilmente distrutto dall'edizione italiana in cui Pierfrancesco Favino deve ingratamente doppiare l'immenso Day-Lewis con una voce da vecchietto e Rubini, senza modificare il suo tono abituale, dà vita alla controparte. Forse l'idea era che così non ci saremmo fatti annoiare da due ore e mezzo di discussioni sul sistema governativo americano....

12 commenti:

Marco Goi - Cannibal Kid ha detto...

assolutamente d'accordo su questo sopravvalutatissimo film!


Gabriele Niola ha detto...

Ecco diciamolo!


Eric Cartman ha detto...

insopportabile, didascalico alla morte


Flavia ha detto...

Due palle colossali. E dei momenti kitsch da morire, tipo Lincoln nella fiamma tipo Aladdin nel finale. Che c'azzecca con tutto il resto? Ah sì, ne è il degno coronamento. E poi il doppiaggio italiano veramente non mi ha convinto, cambia tutto rispetto all'originale.


Eric Cartman ha detto...

gabriele ho visto il trailer in italiano (l'ho visto in inglese).... ma è terribile!!!!


Gabriele Niola ha detto...

Si il doppiaggio è una cosa da galera. Ma tipo galera senza processo.


Luca Ragazzo ha detto...

Ciao gabriele!
Io sono un fan di cinema autoriale e la penso in modo molto diverso su 'Lincoln'.
Ti lascio l'indirizzo del mio blog se vuoi dare un'occhiata. Ho sedici anni e seguo le tue recensioni.
Grazie
http://lapoliticadegliautori.blogspot.it/2013/01/lincoln-il-sontuoso-ritorno-di-sbielberg.html


Gabriele Niola ha detto...

letto
si la pensiamo diversamente ma io non ne nego la buona fattura, non concordo con la scelta didascalica.


Il Dottor Divago ha detto...

Il doppiaggio è ignobile ma il film è pure peggio. Spielberg è il cantore ufficiale dell'america e di come l'america vuol vedersi e raccontarsi. Tanto a se stessa quanto a quell'insignificante pezzo del mondo che non sono gli usa. Tale missione biografica raccolta impudicamente da Spielberg ha trasformato un regista con grandissime qualità, non sempre espresse, in un noioso apologeta neo sovietico del potere. Daniel Day Lewis che non aveva mai sbagliato un film nell sua carriera può finalmente ridiscendere nel mondo dei mortali.


Gabriele Niola ha detto...

Secondo me sei riduttivo. Fermo restando che nemmeno io ho gradito molto il film, non lo si può liquidare come un cantore di regime quando è uno straordinario narratore delle radici della cultura statunitense. La differenza è l'onesta intellettuale con la quale è condotta l'impresa e soprattutto l'esito qualitativo di questa. Lincoln è un film pensato come una lezione e in questo secondo me perdente, ma è messo in scena, come sempre, in maniere degne del miglior cinema possibile.


Il Dottor Divago ha detto...

Gabriele, che Spielberg sappia girare non si discute, ma questo film si inscrive a pieno titolo nel cinema di propaganda. E non è un insulto! Dai film di Eisenstein alla Riefensthal passando per De Sica e mille altri, il genere ha visto pellicole straordinarie. Tra quali non iscriverei però Lincoln. Le finalità didascaliche, chiamale scolastiche se preferisci, di autocelebrazione della storia USA, si mangiano qualsiasi pretesa di verosimiglianza storica e costringono lo spettatore a sorbirsi quasi tre ore di pistolotto sul sistema politico americano, che pur fra tanti difetti e forzature assicura la vittoria della libertà e del bene anche a costo di qualche concessione. Non c'è nessuna restituzione della complessità storica economica e sociale della guerra di secessione così come non c'è complessità nei personaggi e nella trama. Personalmente ritengo che Spielberg abbia vissuto l'11 settembre come una chiamata alle armi e che ciò abbia pesantemente pregiudicato la sua recente produzione, ma se in alcuni casi, vedi il soldato ryan o band of brothers, il risultato è stato ottimo, con Lincoln ha toccato il fondo.


Gabriele Niola ha detto...

partendo dal presupposto che nemmeno a me il film è piaciuto, non concordo con parte di quel che dici. Quest'idea di trasfigurare la storia in favola è una componente molto presente in tutto spielberg, anche quello più puramente finzionale. Se non è pressante in Schindler's List è però visibile in controluce (e quello è davvero il titolo meno piegato alla retorica del cinema). A lui è questo il cinema che piace, quello che fa il cinema. Il cinema che non vuole per niente imitare la vita ma renderla mito, mettere le luci in obliquo, usare i colori in senso espressivo e avere attori che pronuncino battute che nessun uomo pronuncerebbe ma che riprese sono fantastiche.
Ripeto: a me questo film non è piaciuto ma la visione di cinema di Spielberg mi esalta.


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