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3.4.13

Un giorno devi andare (2013)
di Giorgio Diritti

Questa volta il cinema di Giorgio Diritti non si posa su un luogo sconosciuto dell'estrema provincia italiana, nè su uno carico di storia, quanto su uno dall'altra parte del mondo, nell'Amazzonia. Un luogo in cui "andare un giorno" per ritrovare se stessi, per dirla con banalità, o cercare una vita nuova, cercando di sfuggire alle ansie di quella vecchia, per dirla con un po' più d'originalità.
Di certo lo stile non è diverso dai due film precedenti, comunque centrato sulle minoranze etnico-linguistiche, ripiegato sulle differenze umane e affascinato dal rapporto tra l'uomo e la natura che abita, senza però mai riuscire ad incidere davvero nel film.

Un giorno devi andare si affida completamente a Jasmine Trinca, ne vuole indagare il personaggio, il dramma e le inquietudini, ne vuole catturare le minuzie e i minuscoli cambiamenti interiori mentre attraversa il fiume o mentre si fa strada nella giungla o ancora mentre si integra in un piccolo villaggio e nelle sue dinamiche interne (queste non diverse dalle meschinità viste in Il vento fa il suo giro).
In questa scelta sta il principale limite di una storia che non si concretizza mai perchè non desidera farlo. Giocata a metà tra gli scenari esotici e quel che contemporaneamente accade in Italia, il piccolo segmento della vita della protagonista che il film vuole seguire non riesce mai ad essere interessante come desidera, non riesce mai a parlare di quell'indefinito malessere del quale, si intuisce, vorrebbe essere specchio.

Il cinema di Diritti cerca sempre di trarre la sua forza dai paesaggi, dai luoghi in cui è ambientato, dalla cui relazione le vite dei personaggi traggono senso. Un occidentale inserita in un luogo a lei avulso, una natura dura e ingrata (seppur bella) che gioca "contro" una persona che viene da un contesto più civilizzato e infine il più grande dei contrasti: quello tra religione ed effettiva ricerca di sè.
Tantissimo, troppo, per un film che non riesce mai a trovare quella grazia e quella rarefazione capaci davvero di parlare dei più incomunicabili tra i sentimenti.

2 commenti:

vinz ha detto...

ho amato gli altri due, e non capivo bene cosa non mi avesse convinto di questo film...ecco, me l'hai spiegato tu.
:-)


Gabriele Niola ha detto...

dovere signore!


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