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27.8.13

Shadowhunters - Città di ossa (The mortal instruments: city of bones, 2013)
di Harald Zwart

PUBBLICATO SU 
Discutere del livello di originalità di Shadowhunters sarebbe inutile e pretestuoso, il film, è evidente, è derivativo al massimo da tutto quanto pare abbia funzionato nel cinema per ragazzi hollywoodiano degli ultimi anni (anche il suo essere saga letteraria e ora, forse, filmica viene dal successo di altri prodotti). Ciò che semmai vale la pena sottolineare è che a differenza di esperimenti simili il film di Harald Zwart è tanto carino quanto impalpabile.
La declinazione cinematografica di questo urban fantasy segue la moda del ritorno (moderato) degli anni '50, come già Beautiful Creatures, per mettere in scena un universo di riferimento molto diverso a quello cui siamo abituati, preso in dinamiche che ben conosciamo.

Poeti, scrittori, figure maschili emaciate e una protagonista femminile messa in una posizione non piacevolissima sono i principali motivi di stupore, i principali scarti rispetto al resto della produzione sul genere. Infatti se la ragazza come sempre è divisa tra due uomini appartenenti a mondi diversi, costretta a scegliere tra uno dei due e dunque, in un certo senso, prigioniera dell'impossibilità di vivere due storie d'amore al tempo stesso (quello sì sarebbe più divertente), questa volta il suo interesse palesemente più pronunciato nei confronti di uno dei due e le illusioni di cui nutre l'altro sono mostrati con il dovuto grado di colpevolezza (il non aver scelto causa il dolore di un'altra persona, ignara di non essere l'oggetto del desiderio che vorrebbe).
Peccato quindi che poi in maniera molto meccanica e con una precisione millimetrica ogni singolo personaggio abbia un altro da amare, cioè che nell'ottica di una concordia generale ogni personaggio trovi nella storia un'altra persona che lo aspetta, con cui accoppiarsi e sistemarsi in un trionfo di anime gemelle accoppiate come tessere di domino.

Non è però in questi elementi accessori il vero problema di Shadowhunters, nè nella maniera in cui si batte blandamente per rendere dinamica la consueta lotta con l'oscurità, quanto nel non avere una voce personale. A fronte di un'ambientazione originale, il resto della storia manca di un sussulto memorabile. Tutto il film scorre con piacere fino al dimenticatoio, raggiunto poco dopo l'uscita dal cinema. Privo di momenti aspri, privo di impressionanti confronti o coinvolgenti unioni, privo insomma di quella tensione solleticante e puramente filmica che è riuscita a rendere storie comunque consuete come quelle di Harry Potter e Hunger Games dei film a tratti interessanti e di certo, visto anche il successo, memorabili, Shadowhunters è una saga action al femminile come molte altre.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La tua opinione riguardo al film può essere più o meno condivisa,ma....harry potter una storia "consueta"? Ma almeno ti rendi conto di quello che dici,vero?


Gabriele Niola ha detto...

quella di harry potter è una storia consueta al massimo livello: la formazione di un ragazzo eccezionale attraverso il dissidio tra un destino più grande di lui che gli incombe sulla testa e la volontà di fare una vita normale.
Una storia consueta non vuol dire molto in sè, può portare a racconti straordinari come bruttissimi. Di certo i principi su cui si fonda Harry Potter (la scuola, il mondo nascosto e segreto, il tradire diversi mentori e abbracciarne di nuovi) non sono inediti.


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