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6.11.13

Blancanieves (id., 2012)
di Pablo Berger

Il regista Pablo Berger sostiene di aver scaraventato il telefono contro il muro quando gli è arrivata la telefonata che gli annunciava che a Cannes sarebbe stato presentato un film francese fatto come ai tempi del muto, cioè The Artist, poichè era in fase già avanzatissima di lavorazione con Blancanieves che si appoggia sulla stessa idea: fare oggi un film come ai tempi del muto. Del resto il risultato è lo stesso, un film moderno muto e in bianco e nero ma che non centra nulla con il vero cinema muto, cioè che parla la lingua delle immagini moderne e del montaggio moderno e non certo quella più complessa, aulica, articolata e fantasiosa del vero cinema muto (con il quale ha in comune solo l'assenza di voce).

La storia come si intuisce ha il medesimo retaggio e peso restauratore di The Artist, perchè Blancanieves racconta di una bambina figlia di un grande torero che, morta la madre e ridotto su sedia a rotelle il padre, viene ostracizzata dalla matrigna. Adottata da una banda di nani toreri (sul serio) diventerà essa stessa una grandissima torera svelando così la sua identità. Poi nei 5 minuti finali mangia una mela, si addormenta e viene svegliata (un po' di fretta).
Berger insomma non si nasconde dietro un dito nè fa finta di non appellarsi a tutto lo strato del tradizionale spagnolo, anzi dello spagnolo come lo immaginiamo fuori dalla Spagna. Blancanieves, al pari di The Artist (ma senza la sua verve), è un prodotto d'esportazione, fatto per andare incontro a gusti degli spettatori che entrano in sala a vedere qualcosa di esotico (sia per la tecnica che per lo scenario).

Lunghissimo e poco vivace nell'alternare sequenze, trovate (ben poche) e idee, pare che questo film di certo affossato nelle sue possibilità internazionali da The Artist (ma comunque in patria ha preso una valanga di premi Goya), non avrebbe potuto fare la scalata del suo omologo.
Troppo piccino, troppo rassegnato a fare un racconto impuro, contaminato senza sapienza e abbastanza insincero. In un tripudio di ventagli, e arene assolatissime (quella sì una bella idea per mettere a frutto il bianco e nero), Blancanieves in realtà non vuole nè prendere di petto il mito fondante di Biancaneve (che pure non sarebbe stato male) nè fare un discorso serio sulla tradizione spagnola, solo usare entrambe per attirare pubblico ad una storia senza mordente.

Rimane il mistero di come abbia poi reagito il regista, ripresosi dalla botta di The Artist, quando gli hanno detto che gli americani stavano facendo uscire contemporaneamente ben due film su Biancaneve.

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