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3.2.14

Smetto quando voglio (2014)
di Sydney Sibilia

PUBBLICATO SU 
Era da tempo che non si sentiva attesa per un film italiano non proveniente da un grande autore, o addirittura per un esordio! Smetto quando voglio, con la forza dello spunto e di un buon trailer, si è guadagnato un'attenzione che (cosa ancora più sorprendente) la visione del film intero mantiene e rafforza. Senza essere Non pensarci (forse la commedia più realmente divertente e possente vista negli ultimi anni nel nostro cinema) cerca di coniugare con inaspettata bravura cinema internazionale (più che altro europeo) e istinto italiano.
Scartando da subito qualsiasi ambizione intellettuale per ambire alla ricerca di un divertimento fine a se stesso (nonostante i riferimenti alla situazione universitaria), come tutte le cose realizzate con coerenza e serietà, il film ha nello scenario e nella propria pervicacia la chiave per staccarsi da tutto il resto del vastissimo panorama delle commedie italiane. Smetto quando voglio non ha una tesi, lavora sul proprio intreccio, sulla propria forma e cerca di essere un buon film, non di avere un buon messaggio, non vuole piacere a tutti, non ingloba una storia d'amore forzata, non cerca la quadratura di ogni morale. Vuole solo far bene una cosa.

Mantenendo un contesto molto realistico la storia di Smetto quando voglio agita dei personaggi (loro sì) grotteschi: 7 ricercatori italiani vessati, umiliati o proprio dediti ad attività completamente diverse (benzinai, cuochi...) che si uniscono per produrre e spacciare una droga, la migliore che ci sia.
Lo scarto comico è dunque tutto dato da reazioni assurde ad un contesto reale (i comprimari, eccezion fatta per un docente universitario, non portano mai gag nè fanno nulla di strano) e dall'applicazione dell'intelligenza accademica ad ambiti diametralmente opposti.
Flirtando un po' con la stoner comedy e indagando l'ambito della criminalità da poco, dei drogati di pasticche o degli zingari, cercando atmosfere da commedia inglese (e tenendosi lontanissimo dal mondo statunitense nonostante le premesse facciano pensare a Breaking Bad) Smetto quando voglio vive sui suoi ampi movimenti e di un'ambizione tecnica da commedia spagnola nello stile di de la Iglesia (addirittura arrivando a permettersi un'azzeccatissima fotografia e scenografia con doppia dominante cromatica), compiendo così una rivoluzione da 4 soldi che tuttavia era necessaria come il pane.

Dove sia il cuore di questa rivoluzione da poco lo si capisce nel finale. Invece che crollare miseramente al procedere della storia come il 90% del nostra cinema di commedia, Smetto quando voglio inizia debole e cresce con il proprio intreccio trovando in alcuni interpreti momenti straordinari (Paolo Calabresi su tutti) e utilizzando quel meccanismo semisconosciuto al cinema italiano che è l'imbastire diversi intrecci di cui tirare le fila tutte insieme in un gran finale (nello specifico durante un matrimonio Sinti "Che è notoriamente uno dei luoghi più pericolosi del mondo").
Non soddisfatto Sibilia la vera stoccata la lancia nel finale con la più ordinaria delle provocazioni, la più scontata delle audacità. Smetto quando voglio è semplicemente non conciliante e in questo è semplicemente coerente con le proprie premesse. In buona sostanza vuole più bene agli spettatori che ai protagonisti, il cui esito è totalmente sacrificato fino all'ultima battuta per il divertimento e (lo si ripete) per la coerenza del racconto.
Iniziare con un tono, dei presupposti, un genere e un'idea e finire senza averli mai mutati o contaminati. Qualcosa di molto normale che solo qui è stupefacente.

3 commenti:

valerio ha detto...

Non ricordo una commedia taliana cosi:realistica e leggera,ben congeniata e mai banale.speriamo faccia da capofila ad un genere di commedia che non inventa nulla ma che quando la vedi adattata a temi e a luoghi a te cosi vicini diventa veramente potente...
p.s. grandi the pills!!!
ciao,valerio


Gabriele Niola ha detto...

Brutto essere pessimisti ma ricordo lo si disse anche per il bellissimo Non pensarci. E non cambiò nulla.


Pietro Bianchi ha detto...

Visto nel fine settimana, una blla sorpresa.
Devo dire che mi sembra appartenere ad un genere, quello delle commedie "sociali" che hanno fatto la storia della commedia all'italiana e che adesso sono quasi scomparse, sostituite da quelle sentimentali o comunque sul rappporto di coppia o tra le persone.
Mi ha ricordato un po' alcuni film di Monicelli o quelli con Sordi...


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