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31.3.14

Quando c'era Berlinguer (2014)
di Walter Veltroni

PUBBLICATO SU 
Da un documentario realizzato da Walter Veltroni su Enrico Berlinguer c'è da aspettarsi il massimo del veltronismo, cioè della ricerca del poetico e del languido senza un'eccessiva sofisticazione, ed è ciò che superficialmente Quando c'era Berlinguer presenta.
Copie stracciate della prima pagina di L'Unità del giorno della morte del leader che rotolano nel vento in una piazza deserta (in bianco e nero!!), musiche struggenti, ralenti, Jovanotti al tramonto... C'è un po' tutto quel che ci si può aspettare, più una buona dose di presenzialismo dell'autore (non solo la sua voce narrante ma anche in alcuni punti la sovrapposizione tra la sua vita e quella di Berlinguer attraverso i suoi video Super8). Ma se questi sono gli evidenti limiti del documentario è anche vero che fa un lavoro migliore di quel che si potrebbe pensare sulla costruzione e la narrazione del personaggio-Berlinguer.

Innanzitutto perchè parte da un concetto oggi fondamentale: il rapporto con l'opinione pubblica. Iniziando con l'adunata mostruosa dei funerali, passando per le lacrime di molti (sincere e mai forzate) Veltroni mette subito in chiaro che Berlinguer era una star della politica, sebbene non ne avesse di certo l'atteggiamento. Era un politico amatissimo, seguito, considerato e stimato, l'esatto contrario di quello che accade oggi, e lo era in un'era in cui non si poteva dire lo stesso dei suoi colleghi.
Da qui parte una ricostruzione non certo analitica o esaustiva della sua carriera ma selettiva, che procede per le parti più eclatanti, i gesti più clamorosi e le decisioni più affascinanti, quelle che si presuppone costituissero una buona parte del successo. Il leader comunista che fece arrivare il partito a vette di risultati elettorali mai viste nè prima nè dopo, che ruppe con l'unione sovietica (e lo fece a Mosca) che non temeva di contraddire molti degli assunti tradizionalmente associati al comunismo riuscendo a non perdere ma anzi guadagnare voti, è la ragione per cui Veltroni e (lascia intuire) una buona parte della sua generazione si è appassionata alla politica e ad un partito.

Anche nelle testimonianze odierne raccolte dall'autore stesso, un ventaglio di nomi della politica di oggi e ieri non banale nè semplice da raggiungere, si scorge la doppia intenzione di Veltroni. Da un lato rendere l'amore per la figura (lo fanno intervistati come il capo della scorta o alcuni aderenti al partito che si commuovono parlando) dall'altro il rapporto con l'oggi e la generazione di Veltroni, tirata fuori da più d'un politico di quegli anni.
Agiografico come promette d'essere fin dai titoli di testa Quando c'era Berlinguer è innegabilmente anche un racconto non banale di cosa fosse la politica (e soprattutto perchè fosse così) in anni in cui era vissuta e percepita con tale differenza rispetto ad oggi da sembrare incredibile. Forse il primo ad andare oltre la cronaca e mirare ad un rapporto sentimentale misterioso per chi non ha vissuto quegli anni.

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