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19.9.14

Resta anche domani (If I stay, 2014)
di R. J. Cutler

PUBBLICATO SU 
In tempi in cui il pubblico femminile più giovane viene nutrito con un cinema e una narrativa che spaziano in quanto a generi (finendo spesso dalle parti della fantascienza), Resta anche domani è la controriforma, racconto fieramente vecchio stampo nel quale non avrebbero stonato fazzoletti di pizzo per asciugare le lagrime, nel quale si casca correndo e in cui ogni due parole c'è una dichiarazione di sentimenti. Anche più di Colpa delle stelle il film di R. J. Cutler tratto dall'immancabile romanzo (questa volta di Gayle Forman) rimette il dolore del corpo femminile al centro del racconto, rivendicando per la donna il ruolo che storicamente la narrazione popolare le ha sempre affidato, cioè quello di custode dei sentimenti più estremi e quindi calamita per ogni tragedia.

Resta anche domani è un film fieramente tragico come non se ne vedevano da un po' (almeno nel segmento del cinema che vuole incassare) che per una sua buona fetta è ambientato in un ospedale, luogo che fa da base, da ancora nel presente per consentire continui flashback che ricostruiscono gli eventi che hanno portato i protagonisti a separarsi prima dell'incidente. C'è sia la dinamica del dialogo con la protagonista in coma (che è contemporaneamente anche presenza spiritica capace di vedere la realtà ma non di interagirci) che quella più d'azione, da serie televisiva ospedaliera, dell'aggravarsi delle condizioni dei familiari anch'essi ricoverati, dell'arrivo di notizie sul loro stato.

Tutto è finalizzato alla celebrazione del grande amore che unisce i protagonisti, secondo dettami da favola al femminile. Lei dimessa secchiona con l'ossessione della musica classica e un desiderio nel cuore da seguire per potersi dire realizzata (entrare nella più importante scuola di musica d'America, che sta però in un'altra città) viene liberata da il più desiderato dei ragazzi, musicista d'altra estrazione (autodefinitosi punk ma si può facilmente dissentire da quest'aggettivo) che in lei vede qualcosa di più di quel che vedono gli altri.
Che tutto sia finalizzato ai tormenti della protagonista femminile (e quindi allo struggimento del pubblico femminile) è evidente dai conflitti in ballo che oscillano tra il più canonico amare ed essere amati e il dover scegliere tra le proprie aspirazioni di realizzazione (che non sono mai date per scontate come quelle della controparte maschile) e il batticuore.

Come è evidente c'è molto di eterno e molto poco di originale in Resta anche domani, film il cui punto di forza sta tutto nel continuo assistere della protagonista alle dichiarazioni d'amore nei suoi confronti. Stare al proprio capezzale le consente di vedere nonni, amici e fidanzati fare discorsi strappalacrime al suo corpo in coma, mentre la rievocazione dei ricordi non fa che caricare il dramma della separazione che la morte porterebbe con la felicità del tempo passato, l'idillio dell'amore e dell'armonia.
Impossibile non pensare che un film a cui si deve riconoscere il coraggio di far andare molte delle sue trame in tragedia forse poteva anche avere il coraggio di chiudere con una nota più negativa, sarebbe stato più coerente e forse più funzionale allo strazio a cui mira.

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