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6.9.14

The postman's white nights (Belye nochi pochtalona Alekseya Tryapitsyna, 2014)
di Andrei Konchalovsky

CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

Tutto quel che poteva e doveva essere quest'ultimo film di Konchalovsky sta in una scena che è così perfetta e meravigliosa da mettere in risalto quanto non lo sia il resto del film.
Perchè la storia è a metà tra documento e finzione, mette in scena la vita in un villaggio di pescatori sul lago facendosi vanto fin dai primi cartelli di aver usato tutte persone del luogo per le varie parti, indugia sui paesaggi e tiene in grande considerazione la natura con la quale gli uomini convivono. La trama gira intorno al postino del titolo, alla sua solitudine e al suo lavoro interrotto dal furto del motore della sua barca, senza quello può fare poco e intanto vede sfuggirgli tra le mani anche la possibilità di una nuova vita con una donna amata.

La scena in questione è quando il postino, ancora con la barca intera, porta il figlio della donna a cui fa la corte in una specie d'esplorazione. Al bambino dice che c'è una strega, una specie di spirito del lago e che glielo mostrerà. Si addentra così in una zona un po' più oscura e paludosa, al riparo dal resto in cui il silenzio e i rumori della natura ben si sposano con quel che si vede e non si vede. Il bambino è visibilmente impaurito dal racconto e da quel che teme possa accadere, una paura ancestrale e infantile che sembra realmente metterlo in relazione con il luogo fino a sfociare in un pianto indotto dal silenzio. É un momento contemplativo bellissimo, che spiega cosa doveva essere questo film e mette in scena la tradizione nel senso più ampio del termine (storie, miti e umanità).

Invece il resto del film è più un'accozzaglia di metafore (il razzo che decolla, la presenza di un gatto che in realtà vede solo il protagonista, le ciabatte inquadrate ogni giorno come dovessero suggerirci chissà cosa e via dicendo), un film realizzato seguendo il manuale del buon cinema d'autore che non riesce mai a farsi concreto. Ad un certo punto vediamo una masturbazione e stiamo per intuire una dimensione più carnale e viva ma di nuovo è solo un passaggio, niente di che.

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