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27.10.14

The Judge (id., 2014)
di David Dobkin

Gli si dovrebbe volere bene a The Judge, perchè è un film di dialoghi e interni, fondato su una storia a due, un raccontone di famiglia non scritto male (ma nemmeno benissimo eh!) che con l'alibi del legal thriller fa scontrare grandi princìpi in aula. Insomma non dovrebbe essere difficile lasciarsi conquistare ma c'è qualcosa che lo impedisce e si frappone tra lo spettatore e la sua legittima soddisfazione e va rintracciato nei titoli di testa alla voce "produttore".
Il film è il primo della TeamDowney, società dello stesso Downey Jr. che per la prima volta realizza un lungometraggio. Raramente avevamo visto un simile abuso di potere da parte di un produttore/attore, raramente il proprietario del film aveva sfruttato la sua posizione di potere così tanto per mettere in luce (e che luci, quelle di Kamisnki!) se stesso.

In tutti i controcampi di The Judge in cui è inquadrato Robert Downey Jr. l'illuminazione cambia, viene introdotta una calza (che non è un calza poi ma il tipico effetto digitale che gli somiglia), entrano dei fari che non troviamo nel resto del film e il suo avvocato di città costretto a tornare nella provincia in cui è cresciuto per salvare dalla galera un padre con cui ha rotto da tempo sembra un santino. Si tratta della dimostrazione più evidente di qualcosa che si può riscontrare lungo tutta la pellicola, cioè che ciò che l'ha benedetta (sbloccando l'ingresso di professionalità da serie A come per l'appunto la fotografia ma anche Robert Duvall, le musiche e via dicendo) è anche ciò che l'ha maledetta con un'invadenza eccessiva. 
The Judge quindi con il suo stile molto classico e invisibile non riesce mai ad essere tale e costretto ad inseguire uno dei due attori sbilancia tutto l'equilibrio narrativo.

Per chi è molto vicino alle uscite e segue il cinema americano con assiduità The Judge è due volte più prezioso perchè è un film come non se ne fanno più. Il budget di medio livello infatti è una soluzione che gli studios da anni evitano accuratamente, i film o sono più grossi di così (e devono puntare ad un pubblico più ampio ed essere quindi meno interessanti) o sono più piccoli (e non possono avere questo tipo di attori e di troupe), solo la partecipazione di quella che è la maggiore star del momento ha reso possibile tornare a ricette dimenticate, peccato che con dosi e ingredienti sballati.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

incredibile coincidenza, l'ho visto ieri sera
Nikola


Anonimo ha detto...

A me non e' dispiaciuto il modo in cui viene illuminato Robert Downey Jr. , pensavo anzi fosse un modo uronico per scherzare sul suo ruolo di "buono".

Quale che ho trovato pesante e' la volonta' di unire il piano giudizioario e quello della salute del giudice per scaturire facili emozioni nel pubblico

Nikola


Gabriele Niola ha detto...

anche su quello hai ragione (piano giudiziario e medico) però mi pare che almeno lì poi prenda la strada più difficile ("Sti cazzi che è malato, comunque deve pagare")


Fabio ha detto...

Vabbè, ma il filtro è stupendo! E' la versione moderna dei film quelli con Stalin.


Gabriele Niola ha detto...

Neanche Marlene Dietrich


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