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11.12.14

Il ricco, il povero e il maggiordomo (2014)
di Aldo, Giovanni, Giacomo e Morgan Bertacca

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È almeno dalla metà degli anni 2000 che Aldo, Giovanni e Giacomo sono in caduta libera, hanno cioè superato la fisiologica fine delle idee che colpisce molti comici e sono finiti nel reame dei film con pochissimo senso, sfilacciati, privi di un centro nevralgico e non alimentati da nulla. Non che siano mai stati chissà che diavoli del grande schermo ma almeno le loro prime incursioni avevano una forza propulsiva che dava un vago senso all'ammasso di gag, incedevano con una felicità comica che li rendeva tollerabili al netto dei drammetti naif che obbligatoriamente facevano da contraltare alle risate. Gli incassi sempre più potenti che non sono stati scalfiti nemmeno dai più evidenti declini hanno però spinto verso la direzione opposta.

A 4 anni di distanza da La banda dei Babbi Natale non sembra essere cambiato molto. Il ricco, il povero e il maggiordomo propone la medesima noia per nulla aiutata da gag che, semplicemente, non fanno ridere perchè già viste e molte molte molte volte proprio nei loro film. Se per altri comici la mancanza di risate (paradossalmente) è un problema relativo, per loro no, perchè le opere dei tre comici non respirano senza risata, non essendo scritte intorno alle gag ma prevedendole in ogni momento come bilanciamento fisico alle parole che vengono dette, hanno bisogno di esse per andare avanti. Se Siani, Zalone, Verdone e tutti i comici passati al cinema lavorano essenzialmente di parola e quindi mandano avanti le storie incollando uno sketch all'altro, Aldo, Giovanni e Giacomo sono molto più versati sull'azione, sul fisico e l'umorismo slapstick, dunque hanno bisogno che accada qualcosa per innescare la comicità. Questa felice novità che gli ha dato un'aura di travolgente novità a fine anni novanta con il procedere degli anni e il ripetersi delle gag ha portato una progressiva perdita di senso nelle loro storie.

Il ricco, il povero e il maggiordomo parte dai presupposti che paiono già evidenti nel titolo e mette insieme queste 3 diversità prima nell'agio e poi nella disgrazia, per andare a finire in un grande elogio della semplicità sotto l'egida dell'amore. Questo è tutto ciò che del film è chiaro, per arrivarci però si passa attraverso uno degli svolgimenti più farraginosi di sempre per il trio, in cui non interessa a nessuno la coerenza di situazioni e personaggi, non interessa la continuità nel dramma o la serietà dell'intreccio e arrivati ad uno pseudo finale inizia tutta un'altra parte (quella del matrimonio). A mancare è la tensione verso qualcosa, nessuno nella storia ha infatti un obiettivo di cui importi a qualcuno (sempre all'interno del film) o che valga la pena seguire e tenga sveglio un minimo d'interesse. L'unico punto fermo sembra essere che i personaggi tengano fede al loro stereotipo e da quello possa discendere ogni cosa, eppure le gag ne sono totalmente indipendenti. Se i tre attori si scambiassero ruoli potrebbero comunque fare le stesse mosse comiche.
Tutto ciò reggerebbe ancora se almeno la comicità funzionasse, invece le trovate tra Aldo e Giovanni o le incursioni dell'inadeguatezza fisica di Giacomo al loro dinamismo non solo sono le medesime di 15 anni fa ma risultano sempre meno dotate del tempo comico.

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