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3.1.15

Big Hero 6 (id., 2014)
di Don Hall e Chris Williams

Che la Disney sia completamente rinata lo dimostra proprio Big Hero 6, nettamente il film peggiore uscito dallo studio da Rapunzel ad oggi. La storia tratta da un fumetto Marvel (acquisita nel 2009) non ha la compattezza, la decisione e la capacità di narrare una trama con quel coinvolgimento emotivo a più strati che Lasseter aveva riportato alla Disney, eppure non è un disastro com'era capitato per gli esperimenti in CG degli anni 2000 pre-rivoluzione Pixar. Limitare i danni in un film non riuscito è insomma il trionfo maggiore e la dimostrazione più evidente della solidità di questa nuova Disney.

Con un'ambientazione molto convincente e una storia decisamente troppo esile, Big Hero 6 non usa il suo intreccio molto semplice per dar vita a personaggi memorabili (nessuno dei 7 messi in scena lo è se non, a tratti, Baymax), ricalca molto di quel che già sappiamo e già vediamo sui fumetti al cinema e non ha mai un punto di vista personale.
Con qualche citazione contemporanea in più poteva tranquillamente essere un film Dreamworks questo pasticcione che cerca a tutti i costi una certa coolness infantile lasciando per strada qualsiasi fascino più profondo e troppo spesso si appoggia a stereotipi, mitologie e meccanismi affinati da altri. Non c'è bisogno di scomodare sua maestà Gli incredibili per dimostrare quanto di meglio si potesse fare con la medesima materia, perchè il lavoro fatto sulle favole nei film precedenti poteva essere tradotto nei fumetti.

Ogni lungometraggio di animazione che un grosso studio produce (Disney in particolare) è un veicolo per merchandising, videogame, attrazioni da parchi giochi e serie televisive. Nei casi migliori tutte queste necessità produttive sono abilmente nascoste da una narrazione così pura e incandescente da trasformare ogni espediente in elemento che arricchisce, ingrandisce e complica una narrazione leggibile da tutti. Nei casi peggiori (questo) avviene l'opposto, dietro ogni elemento del film in potenza si intravede una linea di giocattoli, dietro ogni scena un videogioco, dietro ogni ambiente un'attrazione dei un parco.

4 commenti:

Fabio ha detto...

Ti chiedo due cose: non pensi che lo humour "moderno"e molto citazionista di questi nuovi prodotti degli anni 2000 2010 stia cominciando a stancare? Ho visto il trailer del nuovo film di Asterix e mi ha scocciato vederlo allineato a questa roba (per quanto i fumetti di Asterix fossero in un certo senso i precursori di questo modo di divertire il pubblico).

Lo hanno proiettato il corto del cane? Ti piace?


Gabriele Niola ha detto...

in realtà è una moda già passata (e per fortuna)
La Pixar che fu la prima già nella seconda metà degli anni '90 ha smesso almeno nel 2005/2006 con Gli Incredibili/Cars. La Dreamworks che aveva seguito a ruota ed è sempre un po' più lenta aveva iniziato con Shrek ad inizio anni 2000 e chiuso qualche anno fa.

Ora ovviamente c'è tutta la coda lunga delle periferie dell'impero in cui ancora questo tipo di soluzioni sono "moderne". Se pensi che 1 o 2 anni fa Gladiatori di Roma aveva le stesse idee di "modernismi" di Shrek!

Ad ogni modo, non ho ancora visto Asterix ma loro ci infilavano i modernismi e le citazioni dai film dell'epoca (tipo 007) già nei cartoni "classici", quindi un minimo sono più autorizzati.

Il corto del cane molto bello e molto YouTube


Fabio ha detto...

E' vero, Pixar l'ha abbandonato. Ieri davano Cars in tv e ho visto che c'era il pullmino hippie che è pure complottista.
Oppure negli Incredibili ci sono i riferimenti metafilmici (l'amico di Mr. Incredible che gli racconta che era spacciato ma che il cattivo ha fatto un monologo).

Negli ultimi questa roba non c'è (fermo restando che quando la facevano loro era stupenda) e hanno sfornato capolavori, a parte Brave che non mi è piaciuto.

Gladiatori di Roma l'ho visto fino alla nausea perché da qualche mese studio presso Rainbow CGI.


Gabriele Niola ha detto...

Non ti invidio


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