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25.5.15

Dheepan (id., 2015)
di Jacques Audiard

FESTIVAL DI CANNES
CONCORSO

PUBBLICATO SU  
C'è ancora qualcuno che nel crimine trova la vitalità, è Jacques Audiard, che solo nel contesto dell'illegale, del brutale, del violento e dell'ingannevole, solo là dove è tangibile la paura della morte o la vertigine della sopraffazione, riesce a concepire un amore che valga la pena raccontare. L'unico che nelle storie che si svolgono fuori dalla legalità vede non tanto una vacanza dello stato o una degenerazione della società quanto uno spazio romantico. Così i suoi immigrati dallo Sri Lanka che si fingono una famiglia ma in realtà non si conoscono, se davvero possono sperare in un domani migliore devono passare per l'oggi peggiore.
Scampati alla guerra civile si trovano in una guerra di bande alla periferia di Parigi. Il Dheepan del titolo, come tutti i protagonisti di Audiard, è in cerca di un cambiamento, viene ritratto nel momento in cui può cambiare vita e abbandonare la violenza ma per farlo dovrà essere sottoposto ad altra violenza.

Preso come giardiniere-tuttofare ma in realtà non meno avvezzo all'uccisione rispetto alle gang che dominano il territorio del suo palazzo Dheepan, cerca di mantenere unita la sua famiglia di sconosciuti per ottenere le carte necessarie ad andare in Inghilterra. La tiene unita con la forza e con un po' di intelligenza (anche se gli manca il senso dell'umorismo), soprattutto sarà quando tutto degenera e peggiora, quando dovrà tornare a modi e metodi che sperava di aver abbandonato in Sri Lanka, che davvero potrà concepire un sentimento.

Non è una bella cosa chiedere ad un regista di ripetersi e poi prendersela perchè non si è ripetuto con sufficiente maestria, tuttavia la poetica di Audiard sembra un mondo romantico dalle infinite possibilità e la maniera in cui Dheepan ci flirta senza mai davvero finirci a letto non può non lasciare l'amaro in bocca. Sembra di intuire il meglio di Il profeta senza però il suo rigore, sembra di intravedere attimi da Sulle mie labbra ma la tensione tra i due protagonisti non è mai il centro del racconto e addirittura quando una conversazione tra due persone che parlano lingue diverse che l'altro non capisce sembra di echeggiare le lezioni di pianoforte di Tutti i battiti del mio cuore, il film si dirige altrove di nuovo.

In più momenti il film sembra accennare anche a quelli leggi del corpo che più volte hanno animato le sue scene migliori, quelle regole non scritte che combattono contro la razionalità non dandole mai nemmeno una vaga speranza di vincere. Eppure anche lì sono accenni e mai affondi. Dall'altra parte purtroppo i nuovi lidi raggiunti da Dheepan purtroppo non paiono nemmeno in grado di rivaleggiare con gli estremi romantici del passato, e anche la maniera di accostare gli eccessi che tanto ama (il duro e il molle, il dolce e il brutale, l'animalesco criminale e l'animalesco erotico) è una pallida versione del passato.

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