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27.11.15

Hellions (id., 2015)
di Bruce McDonald

AFTER HOURS
TORINO FILM FEST
La cosa che si nota per prima di Hellions è come la sua paura non sia finalizzata ad un attacco verso il sistema, come invece l’horror è solito fare muovendosi dalla periferia del sentire comune verso il centro dell’ipocrisia e delle convenzioni, ma il contrario. Nel film una ragazza in età ancora da high school scopre di essere rimasta incinta e non sa come gestire la questione con il suo ragazzo e sua madre. Halloween sta arrivando e non ha voglia di festeggiare, così rimane in casa dove però sarà visitata da diversi bambini mascherati che in realtà sono demoni in cerca di suo figlio. Quel bambino che non voleva comincia a diventare importante nel momento in cui si trova a doverlo difendere.

Il genere che solitamente preferisce maciullare il corpo femminile, perseguitarlo, inseguirlo, tagliarlo e minacciarlo, qui sembra quasi difenderlo. La grande parabola di Hellions si fa presto a capirla, parla della difficoltà di portare avanti una gravidanza non voluta, senza buonismi e idilliaci scenari d’amore. La lunga notte in cui una ragazza vede crescere la sua pancia e lotta con tutte le sue forze per non farsi portare via il bambino sono i 9 mesi e sono un inferno. Molto facile sarebbe schierarsi tra abortisti e antiabortisti, lasciare che l’ideologia influenzi la visione di un film che si fa notare per unicità di pensiero, e forse è la maniera più sbagliata per bocciare o promuovere Hellions.

Bruce MacDonald e Pascal Trottier ingaggiano un duello con la morale progressista tutto basato non sulle argomentazioni ma sulla violenza della reazione. Il loro viaggio nell’inferno, la resistenza ai piccoli demoni e la tenacia con cui la ragazza, per difendere sè difende il suo bambino, sono la risposta ad un’offesa ancora più violenta. In questo senso, la morale che sposa la conservazione della vita non è un apologo buonista ma una visione arrabbiata delle cose, non c’entra nemmeno la religione (nonostante la contrapposizione angeli e demoni, più funzionale al genere che alla trama), è proprio una questione di sopravvivere.
Purtroppo il lungo battagliare è molto meno bello a vedersi di quanto sia interessante teoricamente. Specie visivamente il regista sembra rimasto a diversi anni fa, utilizza delle poverissime variazioni sul rosato con ben poca maestria. E anche il buono spunto di lasciare che a lungo lo spettatore si chieda cosa di ciò che vede sia vero e cosa immaginato alla lunga stanca.

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