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7.11.15

The whispering star (Hiso hiso boshi, 2015)
di Sion Sono

SCIENCE PLUS FICTION FESTIVAL
NEON
Sion Sono è uno dei cineasti in assoluto più interessanti del momento, uno dei più attesi ogni volta che un nuovo film è arrivo. E quasi sempre quel che mostra è sorprendente, vitale e intelligente. The Whispering star sorprendente lo è di certo ma non in un senso positivo. Questo film di un’ora e 40 è una dimostrazione di tutto il peggio che si annida nei film di Sion Sono senza i suoi pregi, un’infinita odissea nella noia impossibile da salvare, impossibile da benvolere per come insiste in un’idea presuntuosa di cinema. A partire da un bianco e nero senza senso e per finire con un finale circolare di straordinaria banalità.

La storia è una di passione per i tempi andati, quella di un futuro in cui una donna viaggia nello spazio con un’astronave fatta a forma di casetta (uno dei pochissimi sprazzi di umorismo caustico di Sion Sono), è un corriere che porta pacchi in diversi pianeti. Nonostante esista il teletrasporto, lo stesso qualcuno preferisce che i pacchi vengano portati a mano, da qualcuno, attendendo. Per più di metà film osserviamo la noia e la lentezza della sua vita in viaggio, monotona e ripetitiva, accompagnata solo da un grottesco computer di bordo. Nella seconda parte invece scopriamo cosa contengano quei pacchi. Sono oggetti analogici, beni materiali che le persone si scambiano e si inviano con un deciso piacere e una forte commozione nel riceverli.

Tutto sussurrato come suggerisce il titolo, The whispering star è un’ode alla lentezza dell’era analogica proiettata in un futuro dove questa è ancora più inutile di oggi. Il paradosso della lentezza nella consegna di oggetti da un’altra era è l’elegia di un altro modo di vivere apertamente contrapposto al nostro e il film fa di tutto per renderla attraverso uno svolgimento più che compassato che mai è sostenuto da un immaginario a livello. La tesi meno interessante e più banale possibile, il luogo comune più abusato dei nostri anni (si stava meglio una volta con i ritmi della vita analogica), reso con la forma cinematografica più supponente e fastidiosa. Difficile andare più in basso.

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