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8.11.15

Turbo Kid (id. 2015)
di François Simard, Anouk Whissell e Yoann-Karl Whissell

SCIENCE PLUS FICTION FESTIVAL
NEON
Arriva in Italia con una strana nomea di “cult” Turbo Kid. Strana perché il film non è uscito in quasi nessun paese (tranne America e Giappone) ma nel corso dell’anno è diventato il beniamino dei festival a partire dal Sundance e dal South by Southwest. Insomma è un cult punto e basta, nonostante ci vorrebbe almeno qualche anno per poter assegnare quest’aggettivo, lo stesso Turbo Kid è un cult, forse meglio dire un instant cult, uno di quei film che può meritare la nomea già alla prima visione, perché è pensato per essere tale, è fatto a misura di venerazione di nicchia.

L’idea è girare oggi un film in stile anni ‘80 smaccato, così smaccato da esserne al tempo stesso parodia, girarlo con un budget inesistente (la bruttezza e la monotonia delle location sono da record) ma infondergli una tale dose di nostalgia per un cinema kitsch esagerato, un po’ scemo e oggi improponibile per questi stessi motivi, da renderlo un beniamino delle folle che amano vedere riflessa nei film la propria conoscenza. Alla fine Turbo Kid piace ma non perché sia un buon film, non lo è infatti, piace perché unisce effetto nostalgia a voglia di non essere preso sul serio. Non bisogna avercela con i difetti del film, con la sua approssimazione, con le sua cretineria o con la sua ingenuità, perché è tutto voluto, tutto una citazione, tutto un rimando.

In realtà non è esattamente così, anche il rimando, la citazione e la voglia di fare oggi con distacco intellettuale o anche solo goliardico qualcosa che sembrava avere senso solo ieri, non è semplice nè scontato nè un’operazione tirata via come invece è Turbo Kid.
Tra citazione dello sciatto e sciatteria vera il confine è sottile e molto spesso l’impressione è che Turbo Kid sia solo brutto e noioso, scemo e privo dell’ABC del cinema. Le citazioni sono tantissime, sono nella trama, nelle spille, nei colori e nei trucchi. Ovunque. Eppure i tre registi del film non trasformano mai materia grezza in materia alta, non fanno mai di un pasticcio un film vero ma solo un esperimento adolescenziale, quelli in cui la convinzione di condividere con tutti un universo di riferimenti basta a fare il film.
Unica nota positiva è la scoperta di Laurence Leboeuf, attrice vera, l’unica capace di prendere le sue battute e le sue scene e farne qualcosa di interessante, imprevedibile e così puramente filmico da stonare con il resto di Turbo Kid.

3 commenti:

Pietro Bianchi ha detto...

Ma è prevista una sua distribuzione in Italia (anche solo in home video)?


Gabriele Niola ha detto...

Al momento, che io sappia, niente da fare


Pietro Bianchi ha detto...

Peccato... Speriamo che qualcuno ci pensi, almeno su qualche piattaforma di distribuzione via internet


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