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10.2.16

Perfetti sconosciuti (2016)
di Paolo Genovese

Questa volta non ci sono le grandi location, i luoghi esotici o la Roma patinatissima dei film precedenti, questa volta il consueto grande cast che anima i film di Paolo Genovese si muove intorno ad un tavolo, in uno spazio stretto in cui il confronto è verbale e non più fisico, fatto di corpi in cerca l’uno dell’altro, e il film ne guadagna.
Perfetti sconosciuti è sicuramente l’opera più quadrata, compiuta e seria della carriera del regista di Immaturi. Nonostante non rinunci mai al tono più leggero e alla risata, questa volta Genovese riesce ad accompagnarla ad una scrittura molto più precisa, senza i soliti grumi risolti con sequenze ruffiane, ma scorrevole e soprattutto determinata.

La determinazione di Perfetti sconosciuti sta nell’avere una chiara idea della direzione da prendere e del senso da dare ad ogni scontro o incontro verbale. Il solito buon cast di attori notoriamente bravi (da Giallini a Mastandrea, da Kasia Smutniak ad Alba Rohrwacher fino a Giuseppe Battiston, Edoardo Leo e Anna Foglietta) trova una sintonia perfetta e si massacra al tavolo con il sorriso sulle labbra, distrugge se stesso e gli amici tra una battuta e l’altra.
Infatti di questa lunga cena con eclissi lunare (tra tutte forse il “metaforone” più scontato e superfluo) ciò che colpisce di più è la capacità di unire il forte cameratismo di questo gruppo di amici di vecchia data con la cattiveria della psicologia della folla. Gli amici di sempre che sembrano sapersi trattare effettivamente da sconosciuti.

Con un finale forse troppo ingenuo e tirato via, specie considerata la lenta costruzione del resto del film, e un fantastico svelamento a metà (che avviene prima nella testa dello spettatore e poi in quella dei protagonisti), questa volta Paolo Genovese sembra davvero aver limitato il più possibile l’irresistibile desiderio di catturare lo spettatore nella maniera più diretta e scontata (che si ritrova solo nella chiusa) a favore di una trappola meglio ordita. Coinvolto nella grande cena, ammaliato e compiaciuto della maniera in cui questo grande cast di volti amabili del cinema italiano si rilancia le battute e si compiace della propria amicizia, anche chi guarda rimane progressivamente sempre più spiazzato dai mostri che partoriti dai segreti.

Perché in Perfetti sconosciuti lo spunto iniziale (per gioco ognuno deve leggere i messaggi che riceve o rispondere al telefono in vivavoce) non è usato per svelare chissà quali oscurità o quali vite nascoste, è lo specchio per riflettere le reazioni degli altri. E proprio questo gioco di azione e reazione, riflessa nei volti e nella recitazione di ogni attore, appare come la componente registica più raffinata, la ricerca di un giudizio non in chi parla ma in chi, di volta in volta, ascolta.

2 commenti:

Marco Gentili ha detto...

Caro Niola, ho sempre condiviso le sue critiche al cinema di Genovese e quest'ultima recensione mi ha quindi molto sorpreso. Genovese è qui più che mai un assemblatore di pezzi di cinema di altri e di gag del repertorio degli attori del cast, senza alcuna originalità. Cinema brutto e senz'anima con un soggetto e una sceneggiatura imbastiti sui luoghi comuni più banali della nostra epoca. a titolo di esempio:
1 - è meglio scoprire un comune tradimento eterosessuale od uno omo, magari con annessa presa di coscienza di un nuovo orientamento?
2 - gli smartphone, i social ecc ecc hanno cambiato per sempre la nostra vita
3 - anche le persone che crediamo di conoscere nascondono segreti inconfessabili
4 - la chirurgia plastica: risorsa per persone psichicamente instabili o un modo come tanti per farci sentire meglio?
5 - gli adolescenti, i difficili rapporti con i genitori, il sesso ecc
Potrei continuare a lungo…
Il soggetto è largamente copiato da "Cena tra amici", con tanto di colpo di scena che ruota intorno al tema dell'omosessualità.
Genovese taglia e incolla e non mette assolutamente niente di suo, il film brilla più che mai di luccicante superficialità. Una scorciatoia per fare soldi, senza alcuna qualità, che non fa bene al cinema italiano e che impoverisce l’animo dello spettatore, cullandolo in un compiacimento acritico per la battuta ad effetto, totalmente privo di reale emozione e autenticità. Vuoto assoluto in confezione regalo.
Perdoni lo sfogo, rimango sempre un suo affezionato lettore.

Marco


Gabriele Niola ha detto...

ciao
gran parte di quel che dici non è in discussione. Il soggetto non è di certo nuovo come anche molti degli interrogativi sollevati non sono certo questioni mai approfondite. Detto questo non solo mi pare che il film scorra con un equilibrio e una sceneggiatura molto più dinamiche e vivaci del solito, vivaci anche nell'affrontare il dramma.
Non sono mai stato un patito del cinema di Genovese e in certi casi lo ripudio nettamente. Questa volta però mi pare che ad alcuni dei soliti difetti, si accompagni anche qualche pregio inatteso. Più di un tema banale si risolve in situazioni che lo sono meno, più di una tensione è risolta in maniera impeccabile, con fluidità e grande senso della messa in scena. Certo poi il film ha momenti anche molto più stanchi e ingenu, come il finale o tutta la parte sull'eclissi, ma considerato il suo essere fieramente commerciale (e in questo chiaramente non ci vedo nulla di male) e non autoriale, mi pare un netto passo avanti di cui essere lieti. Io me lo sono guardato con un certo piacere e pochissimi momenti di stanchezza che è più di quel che mi pare si possa dire della sua concorrenza


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