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8.2.16

1981: Indagine a New York (A most violent year, 2014)
di J.C. Chandor

Che filmografia unica che sta diventando quella di J.C. Chandor! Con l’esclusione dello strano e davvero poco riuscito Margin Call, questo regista ha girato due film di un minimalismo e una serena determinazione che fanno paura. All is lost metteva Robert Redford da solo in mezzo all’oceano con il compito di sopravvivere, senza il bisogno di dire nemmeno una parola, ora invece 1981: Indagine a New York tenta qualcosa di ben più ambizioso. Quel progetto secco e pieno di vincoli che era All is lost si amplia per diventare un film più canonico, tuttavia mantenendo ferma l’idea che il vero protagonista non è il protagonista stesso ma lo spirito che lo anima.

La storia, che in originale ha il bel titolo A most violent year, è ambientata non senza conseguenze nell’anno del titolo italiano e non nel presente, con il fine di mettere alla prova un imprenditore attivo nel settore petrolifero. Si chiama Abel Morales, è un immigrato che ha fatto fortuna con le sue sole forze ma al cartello dei grandi del petrolio non piace tutta questa concorrenza e comincia a mettergli i bastoni tra le ruote. L’idea principale, bella e potente, è che la maniera in cui i poteri forti si oppongono a Morales non prende una via politica ma quella pratica della paralizzazione dei suoi affari, dirottando i suoi camion che trasportano petrolio. Da qui parte una spirale di orrenda violenza, perché Morales arma i suoi camionisti e in una scena molto bella specie per gli ambienti in cui finisce, addirittura insegue personalmente i dirottatori.

C’è un nemico invisibile, un’aria di cospirazione e di accerchiamento in questo film che si regge moltissimo sulle spalle del suo protagonista, Oscar Isaacs, e su una scelta maniacale dei luoghi ampi e disperati. È cinema indipendente con il coltello fra i denti, che sfrutta la sua natura per essere diverso dagli altri e non una versione a budget minore dei soliti film.
E qui sta proprio il passo in avanti rispetto a All is lost, perché accanto alla tenacia di Abel Morales c’è anche ciò contro cui si scontra: un incredibile muro di indifferenza e un senso continuo di futilità che circonda le sue corse, le sue decisioni e la sua inarrestabile e quieta cocciutaggine. Non si arrende alle angherie dei più potenti Morales, è pronto a tutto eppure, anche nelle sue vittorie sembra uno sconfitto. Il perché di tutto ciò è un oceano di idee e sensazioni diverse che stanno nella testa di ogni spettatore.

6 commenti:

Unknown ha detto...

Aspetta.
Qui la situazione si fa un po' grave.
Puoi anche cancellare questo commento, non c'è problema.
Rimane tra te e me.

Allora, qui tu scrivi "...Con l’esclusione dello strano e davvero poco riuscito Margin Call..."
Ma come, ho pensato, mamm'era tando piagiuto ammé.
Vabe', ma del resto chi sono io.
Però mi sarebbe piaciuto capire perché lo consideri strano e poco riuscito.
Cosi da comprendere meglio.
E mi viene in mente di cercare la recensione sul tuo blog.
E la trovo!
E qui so' cazzi, mo'.
Perché nella relativa pagina tu scrivi "...Margin Call non risparmia in stoccate, ricordandosi sempre di levigare i suoi personaggi, cioè non dimenticando mai di essere film e non docu-film, di essere racconto fantastico e inventato e non cronaca dell'attualità. E sebbene in qualche momento sembri di percepire un afflato vagamente teatrale (la quasi totale unità di luogo e tempo fa di questi scherzi) Margin Call sa spiazzare e quasi commuovere al momento giusto.
Finalmente quindi il cinema ha fatto quel che sa fare meglio, mettere sul piatto non la storia come si è svolta ma un racconto sentimentale della grande trama che pervade il proprio paese."


'Scolta, ma non è che a forza de frequenta'r Principe me te sta un po' a rovina'? (nota: mica ho scritto rincojoni')
Oh, veramente, è solo per gioco e scherzo, te l'ho detto, puoi cancellare il messaggio e considerarlo solo una comunicazione di servizio.
Daje! ;-)


Gabriele Niola ha detto...

Ma che cancellare, hai fatto bene.
Ora edito il testo e lascio il commento

L'avevo confuso clamorosamente con Too Big Too Fail, che invece è terribile, ero convinto che Margin Call fosse quel film là. Terribile errore

Grazie mille della segnalazione
la frequentazione del principe mi spinge verso l'autodistruzione a furia di supplì ma resisto. Barcollo ma non mollo


Paolo Parisini ha detto...

Beh, refuso a parte, Margin Call secondo me non è 'sto grandissimo film eh. Sarà che io ho mio malgrado a che fare con finanza & altre blasfemie simili, e ne ho lo stomaco tracimante, ma un film sull'inizio della crisi dei mutui subprime, volatilità e stock option davvero non capisco come possa risultare avvincente. C'è anche da dire che Chandor (straordinario in All is Lost!) in Margin Call inquadra monitor luminosi come funghi, banalissime visuali dai palazzoni di vetro, schermi, volti, vetri, schermi, volti, vetri. Cioè, un trip di claustroloop. Che Jeremy Irons è sempre quello là dagli anni novanta, puzza di VHS lontano un miglio. Sono invece assai curioso di questo lavoro, Isaac Hayes mi piace (molto bravo in Ex_Machina) e la trama scarfaceiana mi intrippa.


Paolo Parisini ha detto...

Non posso crederci ho scritto proprio Isaac Hayes...
Intendevo Oscar Isaac ovviamente


Jax ha detto...

Solo il cappotto cammello anni 80 di Isaac e il colore con cui è reso meriterebbero un film a parte.

Comunque Chandor pazzesco ma anche Isaac grande prova.


Gabriele Niola ha detto...

concordo

il cappotto è il vero protagonista


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