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12.2.16

Single ma non troppo (How to be single, 2015)
di Christian Ditter

Dietro la patina della più classica delle commedie femminili di San Valentino si nasconde il meno atteso dei film. Single ma non troppo non è ciò che sembra.
Relegando gli uomini in una posizione totalmente marginale questa commediola d’ambientazione newyorchese mira a rivedere dalle basi il romanticismo tradizionale, senza sottrarre nulla alla parte sentimentale ma iniettando una forte dose di individualismo contemporaneo.
Posizionandosi all’altro capo di quello spettro in cui da una parte ci sono le commedie romantiche matrimoniali, Single ma non troppo non solo non predica la coppia ad ogni costo ma celebra uno stile di vita sentimentale per quanto libertino. Senza negare desideri e pulsioni, e senza voler fare assolutismi (cosa rara per il cinema hollywoodiano) afferma la possibilità di una vita o quantomeno di una parte di essa, da soli.

Con Dakota Johnson a fare da volto e gambe della storia e Alison Brie a fare da rovescio della medaglia, la ricerca incrociata di una possibile anima gemella per le due (che non si incontrano mai in tutto il film) passerà per il consueto attraversamento della modernità, incarnata da New York. I traslochi, le possibilità offerte dalla città, i luoghi di lavoro e poi quelli di svago, le coreografie urbane naturali fino all’umanità tipica, sono i caratteri riconoscibili di questo film, mentre esiti e umorismo lo sono meno. Se Rebel Wilson non muove un passo dal suo ruolo di alleggerimento comico, le due protagoniste trovano invece un mondo differente dal solito davanti a sè. In questa maniera anche le consuete ruffianerie e le spiegazioni di “come vanno le cose tra i giovani” acquistano una dignità maggiore.

Di brutta figura in brutta figura, di imbranataggine in guizzo di personalità, le donne proposte da questo film diretto da un regista tedesco (Christian Ditter) e scritto a sorpresa da penne altrove molto più conservatrici (Abby Kohn e Marc Silverstein di Appuntamento con l’amore e La verità è che non gli piaci abbastanza) ma soprattutto fotografato da Christian Rein con un gusto pazzesco per colori, composizioni e fantasia (come mai capita nelle commedie sentimentali), sono tutte personaggi che desiderano trasudare modernità ma per farlo non si piegano mai alle mode. Non sono moderne a bella posta, ma arrivano ad esserlo con una costruzione seria e concreta, non lo sono per il cellulare che hanno ma per la mentalità che esibiscono. Addirittura nel finale la più annunciata delle albe in solitario è una boccata d’aria fresca per il personaggio e anche per gli spettatori, rassicurati dal fatto che questa volta le premesse scorrette non si tradurranno per forza in un matrimonio finale ma che un’altra vita è possibile.

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