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6.4.16

Victor - La Storia Segreta del Dott. Frankenstein (Victor Frankenstein, 2015)
di Paul McGuigan

Come tutti i numerosi adattamenti di storie note che stiamo vedendo in questi anni, anche Victor Frankenstein muta il proprio genere. Quella che era una storia tradizionalmente horror o gotica diventa steampunk. Nonostante Frankenstein, al pari di altri mostri classici del cinema come Dracula, è stato nei decenni una figura trasversale, capace di essere al centro di animazione, tantissima commedia, avventura e quant’altro, quando si è trattato di raccontarne con una certa fedeltà la storia tratta dal romanzo originale si è sempre optato per l’horror.
In un momento in cui le fiabe diventano fantasy, il romanzo gotico si trasforma quindi in steampunk (ma era capitato anche a Sherlock Holmes), troppo tentato dall’idea di avere un protagonista scienziato più avanti del suo tempo attraverso cui leggere ogni cosa.

Anche se il punto di vista scelto è quello di Igor, ovvero Daniel Ratcliffe, gobbo ma non realmente, appassionato di anatomia, prelevato da un circo dallo stesso barone Frankenstein che in lui ha visto del potenziale, rimane Victor il protagonista effettivo di questo buddy movie mancato.
In buona sostanza Victor Frankenstein proprio non ha le medesime finalità del romanzo originale, non si interessa molto del tema prometeico, del paragonarsi a Dio e via dicendo. Preferisce di gran lunga raccontare l’avventura di un grande esperimento con protagonisti due scienziati d’azione, in una modernizzazione abbastanza scema che non ha nemmeno l’autoironia che sembrerebbe lecito attendersi vista l’idea.

In questa sostituzione si perde tutto. Perché lo steampunk poteva essere una chiave interessante (visivamente di sicuro) ma perdere il tema della creazione della vita da parte di un uomo, per guadagnare sostanzialmente niente, un’avventurina di due protagonisti nemmeno particolarmente interessanti, privi di carisma e con una serie di problemi esistenziali al limite del ridicolo, è un delitto.
Come sempre il processo di rinnovo di un classico passa per la convinzione che i suoi temi basilari vadano rinnovati e non il ritmo o il mood attraverso il quale la sua storia o l’intreccio fondamentale sono raccontati. Il risultato è un evidente impoverimento, perché da un libro con le idee precise, che racconta una trama con un obiettivo preciso, si passa ad un film senza idee che non ha un fine nel suo raccontare, solo voglia di smuovere un po’ le acque.

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