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7.2.17

Lego Batman (id., 2017)
di Chris McKay

La cosa più vicina ad una parodia che si può permettere un’epoca priva di parodie al cinema com’è la nostra (e le poche che ci sono declinano il genere al livello minimo inaccettabile), è un film come Lego Batman. Presa in giro degli eroi e dell’eroismo a fumetti, cioè del cinema di maggiore incasso e più di moda dei nostri anni, è nato da una costola di The Lego Movie, ma a differenza del suo film-madre non così centrato su un discorso metacinematografico e sulla gioiosa messa in questione dello spensierato intrattenimento attraverso lo spensierato intrattenimento. Lego Batman riporta invece tutto in una dimensione industriale chiara, con etichette più semplici, svolgimenti più canonici, temi più noti e prevedibili. Diventa un film replicabile in un universo in formazione (quello Lego) e vendibile con più certezze.

Nell’universo Lego (che, vale la pena ripeterlo un’altra volta, è semplicemente l’universo delle parodie) Batman è un egoista megalomane, un eroe della lotta contro il crimine che agisce più per il proprio senso di soddisfazione che altro. Non lascia spazio a nessuno e pensa solo a sé. Sarà costretto a rivedere tutto il suo atteggiamento nei riguardi della vita quando romperà il cuore al suo peggior nemico, il Joker, negando di avere con lui una relazione unica e speciale. Per sconfiggere il suo incredibile piano dovrà contare su una nuova “famiglia” di alleati.

Creare le “famiglie” è il viatico principale al boxoffice mondiale dei nostri tempi. Sembra che la creazione di aggregati, bande e gruppi di diverse provenienze che agiscono e si professano come famiglie sia l’elemento che appiattisce qualsiasi aspirazione locale e rende il film subito comprensibile in ogni continente. Lego si adegua e minimizza la parte di trama più capace di piegare e ribaltare la tendenza al bromance del cinema degli eroi (uomini grandi e grossi che gestiscono i propri sentimenti mascherando il bisogno gli uni degli altri), a favore di quella più semplice e diretta, basata su un figlio adottato, una donna capace in grado di fare da spalla e un mentore cui portare rispetto. Tutto avviene con il medesimo piglio divertente e ritmato del primo film ma le similitudini sono tali solo in apparenza.

The Lego Movie aveva la principale caratteristica di essere una stranezza alimentata da una major, un film d’avanguardia mascherato a tutti gli effetti da cinema commerciale. Lego Batman invece è solo e più semplicemente cinema commerciale, ha perso quell’anima aspra e inconsueta, quello svolgimento non convenzionale, i riferimenti a doppio livello e la capacità di raccontare una storia mentre in realtà parla di ben altro. Al contrario Lego Batman dice quel che dice, racconta (bene) la sua storia, diverte con grande intelligenza e sa farsi piacere. È in buona sostanza la versione normalizzata e riproducibile in serie di quell’esordio unico targato Lord e Miller.

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