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23.5.17

Le Redoutable (id., 2017)
di Michel Hazanavicius

CONCORSO
FESTIVAL DI CANNES
Al centro di Le Redoutable non c’è Jean Luc Godard il cineasta, ma Jean Luc Godard il feticcio culturale, il simbolo della militanza del pensiero politico nel cinema, il brand agitato da altri che lo eleggono a nume tutelare. Questo stranissimo film di Hazanavicius finge infatti di prendere di petto un certo momento storico del cinema, come faceva The Artist, ma in realtà è animato da un purissimo e ammirabile spirito iconoclasta. Fatto per dividere, per far imbestialire i fan e far applaudire i detrattori, Le Redoutable ha l’arroganza di sancire il momento in cui il grande Godard, il rivoluzionario del cinema, è morto per far nascere un fanfarone, totalmente inadeguato alla sua nuova missione: la rivoluzione socialista.

Questo film che si maschera da commedia ma in realtà è proprio comico, fondato sulla ripetizione di gag e su meccanismi quasi slapstick, divertentissimo e senza paura, afferma che l’unico modo per capire le scelte radiali, i motti e le molte parti poco comprensibili del pensiero e delle azioni di Jean Luc Godard è la comicità, in particolare il ridicolo. La tesi è affascinante e probabilmente migliore del film in sé, che non sempre è all’altezza della propria missione, specie quando con la sua stessa forma prende in giro il modo in cui Godard metteva in scena, fingendo che Godard vivesse come dentro un film di Godard.

Hazanavicius mettendo in scena mille ridicoli e fallimentari tentativi del suo protagonista di prendere parte operativamente al maggio del ‘68, di realizzare il cinema socialista, di applicare nella sua vita il socialismo maoista, lo rende un inadeguato alla vita e frustra continuamente la sua aspirazione più grande (esilarante e molto significativa la gag ricorrente che vuole che ad ogni tentativo di manifestare in piazza nel Maggio del ‘68 qualcuno gli rompa gli occhiali). La lente attraverso cui leggiamo tutto questo è quello della sua compagna, la 19enne Anne Wiazemsky che, ci viene detto all’inizio è proprio la narratrice (metacinematograficamente il film è anche tratto dalla sua autobiografia). Lei e il suo progressivo disinnamorarsi di quello che era il suo mito a partire dalla fine delle riprese di La Cinese, guidano un film che prova i medesimi sentimenti verso il noto regista.

Al centro c’è un fantastico Louis Garrel nel ruolo principale, tutte le gag girano intorno a lui e alla sua capacità di essere ridicolo nei tentativi di essere serio, di esprimere grandi aspirazioni, terribile antipatia e sottile disprezzo, e facendo questo portare magnificamente diverse gag corporali o che necessitano di un preciso tempo comico.
Mai in discussione nella sua capacità di essere un vero e autentico rivoluzionario del cinema fino al 1967, Le Redoutable mette in scena il momento esatto in cui (secondo Hazanavicius) Godard ha perso tutto, ha smesso di andare di moda, si è scollato da una parte del pubblico che lo seguiva ed ha preso una deriva che questo film, non riuscito fino alla fine, ha però il coraggio encomiabile di definire totalmente fallimentare.

2 commenti:

Paolo Parisini ha detto...

E' il film che attendo di più, tra quelli presenti a Cannes. Avrei detto che lo avresti stroncato, invece mi sembra che non l'hai proprio bocciato :-) La mimesi di Garrel mi sembra eccezionale dalle poche immagini che ho visto


Gabriele Niola ha detto...

anche io ero entrato in sala timoroso di quanto potesse non piacermi. Invece...


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