C’è uno spunto da sequel che esce direttamente per il mercato Home Video alla base di Ralph Spacca Internet: il volante del cabinato di Vanellope si è rotto e devono trovarne uno nuovo altrimenti il proprietario della sala giochi lo venderà. Quel prodotto non è più in commercio e quindi qualcuno suggerisce a Ralph e Vanellope di provare su eBay. Questa è la molla che porta i due fuori dal mondo dei videogiochi (o meglio dalla rete locale della sala giochi in cui vivono assieme ad altri videogiochi) e dentro il mondo di internet.
E andare su internet non significa avere a che fare con il gaming online (se non brevemente) ma proprio con il mondo del world wide web e dei suoi siti più noti.
Da questo è subito chiaro che il sequel di Ralph Spaccatutto tradisce molti dei temi del film originale. La cosa brutta è che lo fa attraverso una grande confusione nella storia, perché (è evidente) le sue priorità sono altre. Vuole prima di tutto rappresentare internet, mettere brand uno in fila all’altro e creare allegorie dei motori di ricerca, di YouTube e di tutti grandi social media o siti conosciuti per creare una metafora dove ognuno riconosca qualcosa e si bei di ciò che sa e capisce; e poi vuole inserire le principesse Disney.
In questo film in ci sono almeno 4 quest diversi per i personaggi, cioè 4 obiettivi differenti in fila uno dopo l’altro, con pochissimo legame gli uni con gli altri, e nessuno di questi 4 ha la gravitas giusta per appassionare o almeno avere un po’ di peso. A contare in Ralph Spacca Internet sono sicuramente di più le variazioni, i momenti estemporanei e le scene esterne alla trama. Una di queste è per l’appunto il momento in cui Vanellope si ritrova in mezzo alle principesse Disney. Le principesse Disney non è una locuzione denotativa, ma un brand vero e proprio (con tanto di marchio registrato), sono un numero ben determinato di protagoniste di film Disney, dal design molto preciso, che come “principesse Disney” hanno una linea di marketing a sé dedicata.
Con Ralph Spacca Internet per la prima volta la Disney le inserisce collettivamente in un film e fa di fatto pubblicità a loro, alle loro caratteristiche, all’amicizia, la sorellanza e la simpatia, con una serie di dialoghi ad altissimo tasso autoreferenziale. Non sembra quindi un caso che Vanellope (tra i mille quest del film) abbia anche una parabola da principessa Disney, e per essere precisi da principessa del rinascimento Disney (il periodo durato più meno tutti gli anni ‘90). Anche lei infatti desidera emanciparsi dalla famiglia/destino/cultura d’appartenenza, per trovare se stessa, vorrà dunque ad un certo punto allontanarsi da Ralph e dal suo legame con lui per trovare un’altra strada che sente propria.
In questo Deadpool della Disney i videogiochi non contano più niente, sono solo un pretesto vago e una cornice lontana, conta molto di più l’atteggiamento “meta”, l’umorismo e la carica irrispettosa (che poi il film manda in porto riuscendo a farla solo sembra irrispettosa mentre è in realtà rispettosissima di tutto).
Questo film i cui dialoghi svelano un target molto basso con l’età, è in realtà narrativamente blando, non fa nessuno sforzo per caricare di significato gli eventi ma preferisce presentarli in fretta ed esaurirli ancora più in fretta: tutto avviene in un attimo, senza la tensione verso il raggiungimento del risultato.
Se a questo poi si aggiunge che una buona dose dei personaggi che popolano internet hanno un character design rubato a piene mani da Inside Out (altro film Disney), come del resto da lì viene la concezione del “mondo metafora”, risulta davvero difficile trovare qualcosa di davvero buono in un film che vive solo di momenti. Momenti divertenti (che ci sono), momenti d’azione ben realizzati (che non mancano) e momento dolceamari (che sono disseminati lungo il film) ma mai di un arco narrativo vero, appassionante o anche solo coinvolgente.
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