Inizia con un trucco Voglio Mangiare Il Tuo Pancreas, spostando in avanti l’azione alla fine del film, svelando l’inevitabile finale già nella prima scena (la co-protagonista morirà) e raccontando tutto all’indietro, con il senno di poi. È un trucco di sceneggiatura molto semplice per creare immediatamente un coinvolgimento: c’è poco tempo da godere, la storia non finirà bene.
Di questo trucco Voglio Mangiare Il Tuo Pancreas non fa un uso eccellente, ne sfrutta solo la componente più immediata senza usarlo per influenzare ciò che racconta: è un’anticipazione e basta.
Inizia così la storia dell’amicizia tra un ragazzo e una ragazza malata terminale al pancreas che in lui ha visto qualcosa. Qualcosa forse di romantico, forse di vitale. Di fatto i due sono la tipica coppia degli shojo, gli anime e manga destinati ad un pubblico femminile in cui lei è molto vitale e lui molto introverso, e contemporaneamente formano anche il tipico duo della letteratura a fumetti e degli anime rivolti ad un pubblico maschile, nei quali una ragazza estremamente desiderabile si interessa ad un ragazzo che altrimenti non avrebbe avuto accesso a lei e che non ha il coraggio o la voglia di fare il passo decisivo.
Sul crinale di questa dialettica fondamentale dei rapporti al cinema e nei fumetti giapponesi (quello tra compostezza e desiderio d’espansività) procede la loro storia, con un cinismo quasi comico nei confronti della malattia di lei e un progressivo schiudersi di lui davanti all’incredibile vitalità di una ragazza che sta per morire ma sembra vivere al massimo. Questo è ciò che differenzia Voglio Mangiare Il Tuo Pancreas da Love Story o Colpa Delle Stelle, il fatto che non si può sperare nella storia tra i due perché il finale è noto. Non è una storia romantica in cui il destino avverso compare a sorpresa, ma una che parte da un destino avverso, nella quale si può ammirare il nascere dell’amore puro, quello che non si realizzerà mai.
Le intenzioni sono ben chiare quindi ma l’esito è veramente fiacco. Pensato per commuovere invece che per partecipare, per ispirare alla buona con principi d’accatto su come vivere la vita a pieno, Voglio Mangiare Il Tuo Pancreas è una storia pigra in cui tutto torna alla fine, in una chiusa verbosissima che sembra non volerla smettere di gettare melassa e pontificare sulla vita.
Ma quel che è più grave è che questo film, che dopo uno in live action è il secondo adattamento per il cinema dell’omonimo romanzo (diventato anche manga), sparge romanticismo ovunque mancando totalmente di immagini. Nonostante i fuochi d'artificio e i ralenti non crea mai momenti significativi e per tutto il film l'attesa della morte non riesce ad essere scalzata dal godimento del presente, appiattito da un immaginario che non va più in là dei raggi di sole che filtrano tra le nuvole o dei fiori di ciliegio (Sakura, come la protagonista) che sbocciano o cadono a seconda della stagione.
Questo sarebbe un fallimento per qualunque film, ma per uno giapponese è davvero imperdonabile.
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