3.7.05

The Terminal (id., 2004)
di Steven Spielberg

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Dopo Prova a Prendermi un'altra commedia, anche se di tono completamente diversa, molto più spielberghiana della precedente anche se probabilmente meno riuscita. The Terminal è una fiaba perfettamente a cavallo tra l'improbabile e l'impossibile, se la storia di un uomo intrappolato in un terminal di un aeroporto da una serie di coincidenze e lungaggini burocratiche è plausibile, di certo è incredibile la leggerezza con cui quest'uomo accetta la sua condizione ed il tempo che vi rimane intrappolato. Cmq, finchè la storia è narrata bene nulla importa. The Terminal scorre benissimo, fotografato con compiaciuta maestria da Spielberg che si concede svariati tocchi da maestro e richiami alla perfezione formale delle commedie di Billy Wilder (altro grande spielberghismo: il richiamo ai classici), pieno di personaggi tipici e situazioni paradossali. Del resto è sempre bello vedere un uomo che si arrangia e si adatta all'ambiente modificandolo come può. L'umanità ritratta nel terminal di New York è un microcosmo della grande mela stessa, tutta fatta di immigrati ai livelli più bassi e caucasici ai livelli più alti, ma come al solito sono gli immigrati a fare grande l'America (e l'aereoporto), e la convivenza multirazziale è all'ordine del giorno. C'è anche la storiella d'amore immancabile, che ha il grande pregio di non risolversi per il meglio. Tuttavia a tre quarti di film si comincia proprio ad aver voglia di vederlo finire, si arriva alla cosìddetta saturazione narrativa, non ci sono più spunti e le situazioni sono tutte un ripetersi, l'originalità del soggetto e degli spunti che fino a quel momento si erano imposti crollano negli ultimi interminabili 20 minuti, che culminano in un finale decisamente pietoso. Un vero peccato.





19 commenti:

Andy Versus ha detto...

l' ho visto al cinema, piaciuto molto.

Valeri ha detto...

Per una volta non sono d'accordo con la tua recensione,e mi dispiace.The terminal non è sicuramnete un capolavoro,non è uno uno dei migliori film di Spielberg, ma è un film riuscito.anche nel finale.Che spielberg sia un maestro nel raccontare favole non è discutibile: E.T, i Goonies,Incontri ravvicinati del terzo tipo,duel,HooK,lo squalo (anche se si potrebbe definire una fiaba Horror)tanto per citarne alcuni, ma anche prova a prendermi e A.I. Lui è cosi, da il meglio di sè quando deve raccontare una fiaba. Il genere si presta dunque facilmente a situazioni allegoriche dove un terminal può diventare un Limbo dove i personaggi che lo abitano partono e arrivano da tutte le parti del mondo e sono di tutte le razze. Se ci fai caso i protagonisti del film sono tutti "incastrati" nel limbo-aereoporto che è anche metafora di vita, si consumano amori,ingiustizie,ricerca di potere,amicizie,illusioni,paure e speranze,rappresentate da aerei che vengono,che partono,si perdono sono in ritardo o che non arriveranno mai...
Per cui il messaggio che si vuole trasmettere è: restare incastrati o scegliere, in base alle turbolenze o le prove che la vita ci presenta. Tutti i personaggi sono liberi di operare questa scelta,in modo diverso a seconda della propria indole: è solo quando l'indiano deciderà di affrontare finalmente le sue responsabilità che riuscirà a partire, è quando gli amanti corononeranno il loro amore che si intuisce che "usciranno".Di contro quando i personaggi decidono di non accettare il proprio banco di prova rimandandolo o aggirandolo restano veramente incastrati nel Terminal.come il dirtettore del JFK o la Zeta Jones; che è l'antitesi perfetta di Tom Hanks, lei è bella,sofisticata,libera, lui goffo,maldestro,semplice. Non a caso lei si innamora di lui proprio nel terminal, perchè non conosce nessuno nel mondo reale, l'unica persona che conosce è un uomo sposato che non l'ama, ma lei comunque accetterà questo ruolo umiliante nonostante si sarebbe potuta riscattare con Tom Hanks, perchè decide di restare incastrata nel limbo della sua storia e del terminal,costretta ad apparire e sparire come una comparsa, lei alla fine del film non a caso "entra" nel Terminal, mentre lui finalmente ne "esce".L'ultimo sguardo che lei gli lancia aldilà di ogni sentimentalismo dice che lei resterà lì nel terminal, mentre lui invece affrontera l'ultima prova che lo aveva portato a N.Y. ma i veri ostacoli che ha dovuto affrontare Tom hanks sono stati altri, la lingua,la burocrazia,la fame, sono queste le difficoltà che lo hanno reso alla fine libero senza mai dimenticare le sue origini ( quando gli chiedono se lui ha paura del suo paese risponde orgoglioso di no, e accetta il limbo, proprio per uscirne integro.Da uomo.)
la parabola è ricca e andrebbe rivisto il film sotto un'ottica più complessa di quella che appare solo narrativamente. le persone che alla fine prendono l'aereo si liberano dello status di personaggi e diventano persone vere, tranne la Zeta Jones destinata per propria scelta al ruolo di comparsa.In tutti gli altri la partenza è speranza, anche l'indiano quando Tom Hanks gli chiede perchè aveva fermato l'aereo, gli risponde con un mezzo sorriso dicendo " torno a casa". l'ultima prova è quella che aspetta i personaggi fuori dal terminal,il film ti mostra come questi caratteri maturano questa scelta.

Andy Versus ha detto...

Piaciuto molto.

Andy Versus ha detto...

L' ho visto al cinema.

gparker ha detto...

Ma anche a me è piaciuto e sono d'accordo che il terminal è il microcosmo nel quale si ricrea la realtà multirazziale tipica della città a cui appartiene, e sono d'accordo che rappresenta una fase di passaggio nella vita come nella realtà, un momento di stallo con varie prove da superare per poterne uscire, ma continuo a dire che il finale tirato proprio per le lunghe non mi ha convinto, si arriva proprio al patetismo, c'è un crollo verticale. Un vero peccato.

frankie666 ha detto...

smentita: esiste veramente uno che ha fatto la fine di Tom Hanks... se non sbaglio un pakistano a Heatrow..... La moglie gli portava tutti i giorni da mangiare.... Chi dice che le fiabe non possono coincidere con la realtà...???

gparker ha detto...

Infatti ho definito improbabile la situazione ma impossibile la sua reazione, niente telefonate, niente rapporti con i parenti, disinteresse verso i suoi cari, disinteresse (relativo) a tornare a casa....

frankie666 ha detto...

sapevi di quello di heatrow?

gparker ha detto...

no, non lo sapevo.

Mariolone ha detto...

Io sono daccordo con valeri.....l'ho trovato un film delizioso

gparker ha detto...

Ma non avete trovato che nel finale crolli proprio. Che tutto quello che avevano sapientemente costruito perdesse di validità di fronte a quei sottobicchieri firmati?

Valerio ha detto...

io non voglio dire che è un capolavoro e lo ripeto, ma insisto : la fine quando Tom Hanks entra nel Jazz club e chiede all'artista l'autografo,questo gli dice di aspettare, una cosa che avrebbe fatto saltare in aria chiunque, ma come, me ne capitano di tutti i colori e tu mi dici aspettare !!?? e Tom Hanks cosa fa ? aspetta, tranquillo,calmo, perchè lui viene da un paese dove i ritmi non sono frenetici come a N.Y, lui aspetta, è anche questo un'altro aspetto importante del film, l'attesa.

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Andy Versus detto il RA ha detto...

l' ho visto al cinema e mi è peaciuto molto

acherontia ha detto...

l'areoporto è un punto di passaggio e non un punto di arrivo, è un non-luogo dove la gente non va ma che usa per andare da qualche parte, all'areoporto non si sta se non per andarsene.
é asettico ed è l'antitesi di quanto uno immagina come casa, e nessuno può sentivisi a suo agio più di tanto... film geniale se non altro per l'idea oroginale

acherontia ha detto...

*sentirvisi e originale (non scrivete al buio)

phoenietzsche ha detto...

Non ho visto The Terminal perchè detesto il cinema di Spielberg, lo trovo spiritualmente vuoto e insieme pretenzioso (per me rappresenta lo stereotipo del peggior cinema americano). Mi interessa sapere cosa ne pensi degli altri suoi film, così: per capire se una mia idiosincrasia...

gparker ha detto...

Sono sicuramente un spielberghiano, non magari dei piu' accaniti ma sicuramente apprezzo molto la sua visione del cinema, non lo trovo vuoto, anzi.
Sicuramente e' emblema del cinema americano blockbuster, ma non ci trovo nulla di male in questo.
Mi sembra molto spesso che Spielberg riesca a fare dell'intrattenimento di qualita', specilamente nei suoi primi anni.
Se trovo Incontri Ravvicinati un film in grado di rivaleggiare con il cinema europeo, anche roba come Lo Squalo, I Predatori Dell'Arca Perduta ed E.T. sono prova di cinema puro.
Quello che apprezzo in Spielberg e' la sua capacita' di andare alle origini del mezzo, riuscire a narrare storie (magari non esageratamente originali) con grande abilita' e maestria. Un vero grande tecnico del cinema e ad ampi tratti un buon autore.

Bibo ha detto...

Condivido in pieno l'analisi del film