3.1.06

Vivere (Ikiru, 1952)
di Akira Kurosawa

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Vivere sta al cinema realista di Kurosawa come il seguente I Sette Samurai sta a quello epico. Intenso, giustamente lungo e potente è un film innovativo e originale che non dimentica assolutamente il cinema occidentale che c'è stato.
Kurosawa non trascura l'eredità di Welles (inquadrature esplicitamente rimandanti a Quarto Potere), Capra (per tutta la prima parte fortemente sognante) e Rossellini (per i toni distaccati) pur mettendoci molto del suo, una narrazione che fa un ampio uso funzionale del flashback (addirittura nella seconda parte diventa maniera) non si era mai vista.
Dotato di una fotografia inentiva e chiara come poche Vivere si dispiega forse troppo lentamente e indugiando eccessivamente su alcune parti (come quella della presunta fidanzata) cercando per quanto possibile di non scadere nel patetismo ed evitare l'uso di scene madri, che poi però puntualmente arriveranno.
Dalla descrizione della lotta kafkiana contro un sistema burocratico assurdo e spersonalizzante Kurosawa trae una morale amarissima sulla vita di un uomo "che non c'era", annichilito dalla scelta di dedicarsi totalmente al figlio dal momento della morte della madre (ma questa cosa dei padri rimasti soli con i figli accade così spesso come nel loro cinema?), un figlio che poi non lo capisce e non risponde alle sue attenzioni come dovrebbe.
Mi ha un po' infastidito l'interpretazione del protagonista, Takashi Shimura, e non ho apprezzato i tentativi poetici finali, invece molto graditi mi sono risultati gli accenni grotteschi dati dal progressivo ubriacarsi dei partecipanti al lungo funerale.




4 commenti:

frankie666 ha detto...

C' entra poco ma la devo scrivere lo stesso, una delle più grandi citazioni che io conosca....

"Ora i contadini sono felici, solo noi non lo siamo mai... Siamo sempre noi a perdere alla fine..."

gparker ha detto...

7

frankie666 ha detto...

"ora siamo 7"

gparker ha detto...

La mia non voleva essere una citazione ma solo una risposta. Cmq mito.