15.2.06

College - Tuo Per Sempre (College, 1927)
di James W. Horne (Buster Keaton)

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Più che un vero film è un collage di gag questo Tuo Per Sempre, una serie di comiche unite assieme che propongono Buster Keaton in diverse situazioni (com'è tipico del meccanismo della comica), lui al bar, lui cameriere, lui e lo sport... Senza che ci sia però un vero filo conduttore se non un trama pretestuosa ed esile esile. Soprattutto è lo spessore inesistente di personaggi e situazioni che fa di questo film nulla più che una lunga comica (e anche di quelle più spensierate).
E' innegabile tuttavia il talento visivo di Keaton (in questo caso anche regista nonostante per motivi di contratto dovesse risultare un altro), evidente in sequenze molto belle come quella del volo al rallentatore con l'ombrello.
Molto si è parlato e discusso, specialmente negli anni '70, riguardo una presunta superiorità del cinema di Buster Keaton rispetto a quello contemporaneo e in fondo simile di Charlie Chaplin.
Discutendo delle loro opere a livello micro, per singole sequenze, si può tranquillamente affermare che Keaton possedeva un talento immaginifico ed estetico nettamente superiore a quello di Chaplin (che mai fu un grande tecnico della regia), ma ad un livello macro, concependo i film non solo nella loro interezza ma anche come tasselli di un'opera più grande, la filmografia, non si può neanche accostare i due, tanto l'opera di Chaplin è più intensa personale, originale e complessa.
Questa forse è la grande sfortuna di Keaton, autore intelligente e creativo che ha convissuto e lavorato nel medesimo ambito di quello che forse è il più grande autore della storia del cinema. E tuttavia pur facendo anch'egli comiche e lungometraggi malinconicamente comici in molte maniere se ne distacca, in primis perchè non è come il vagabondo un essere ai margini della società, anzi è integrato e lotta da dentro conro le angherie dei potenti, non da fuori, e in seconda battuta perchè c'è un'attenzione sicuramente maggiore al cinema, i film di Keaton sicuramente parlano più di cinema di quanto non facciano quelli di Chaplin.





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