3.9.06

L'Uomo Senza Volto (The Man Without A Face, 1993)
di Mel Gibson

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Sto maturando la convinzione che i film di Mel Gibson visti singolarmente non ispirino nulla ma nel complesso, a mano a mano che aumentano, acquistino sempre più significato. E' come se andasse creando un modo di fare cinema estremo nel suo conservatorismo, bigottismo e a volte anche razzismo eppure ragionevole.
L'Uomo Senza Volto è il primo film diretto da Gibson e come esempio calza perfettamente.
Visto tanti anni fa mi lasciò abbastanza indifferente per quanto non scontento (che già è qualcosa!) e nel tempo si è rivalutato da solo. E' diventato per me uno di quei film le cui scene tornano in mente periodicamente e che ti accorgi che hanno lavorato in silenzio nel profondo. Non sono daccordo minimamente con tutti questi sani valori, non sono daccordo con Mel il conservatore e non mi piace molto questo cinema dalle solide basi americane, eppure L'Uomo Senza Volto più scorre il tempo, più mi commuove e più mi accorgo che le sue immagini mi inseguono.
Visto alla luce di Braveheart (quello proprio non mi è piaciuto e non ce la farà a conquistarmi) e di La Passione di Cristo (che mi lasciò indifferente e mi sta conquistando) poi acquista ancor più significato (e già le prime cose che vedo di Apocalypto mi piacciono).
Perchè i film di Mel Gibson sono classici solo in apparenza, in realtà vanno molto oltre il classico, spingono i tipici elementi hollywoodiani (che già sono conservatori) ancora più in là.
E così il classico film sull'uomo che ha la seconda occasione diventa un melodrammone in cui i veri valori di amicizia virile non riescono ad emergere in questa società moderna (chenonèpiùquelladiunavolta) che non sa più distinguere criminali da uomini virtuosi e giudica il protagonista facendosi condizionare dalle apparenze senza capire la sua nobiltà d'animo, riuscendo ad andare anche oltre l'happy ending finale con quella conclusione meravigliosamente agrodolce.

8 commenti:

frankie666 ha detto...

l' espressione "chenonepiuquelladiunavolta" mi ricorda qualcuno, oh si... Ma è meglio che non ti dica chi... Non voglio ferirti troppo...

gparker ha detto...

hai ragione.
quando hai ragione hai ragione.
a mia discolpa posso dire solo che non è nè mia nè sua, entrambi attingiamo ad altre fonti.
Se sia un problema il fatto che attingiamo alle medesime fonti può essere messo in discussione in base alla legittimità della fonte.

frankie666 ha detto...

...sappi solo, per quel che ne so, che il suo (ma anche il tuo...) obrobrio sta tornando alla vita.

gparker ha detto...

ahimè lo so

Anonimo ha detto...

Vabbé, contando che il film è del 93 se non erro non è che siano passati tutti questi anni dopopo
tutto. QUindi perché dire :"Visto tanti anni fa".

" (quello proprio non mi è piaciuto e non ce la farà a conquistarmi)"

Si, solo sò. Piace o non piace. Almeno così ho avuto modo di vedere. Certo, non sò che ci abbiate trovato di così sprezzante (io una sola cosa anche se nel complesso mi è piaciuto) e devo dire che al momento non è che m' interessi molt saperlo.

Anonimo ha detto...

Discorsi strani le ultime due frasi degli utenti che non potrò mai capire (forse è meglio così).

Elisa ha detto...

Impossibile dimenticare questo film, le cui immagini, le cui parole, mi accompagnano fin dalla prima volta che l'ho visto. Una cosa te la posso assicurare: e' incredibilmente reale, veritiero, fin nei piu' piccoli dettagli; te lo conferma una ragazza 29enne che fin dalla nascita si e' vista "diversa" per una paresi sinistro-facciale. Sebbene esteticamente sia un difetto da poco, mi sento proprio come si sentiva Mel in questo film, col volto sdoppiato, diviso in due, quasi come rappresentasse due lati della mia anima: le mie paure, le mie insicurezze, le mie debolezze, le mie inibizioni,la mia diversita' e la mia originalita', da un lato; la mia forza, la mia normalita', la mia regolarita'(a volte un po' troppo scontata) dall'altro. Queste due "facce" della stessa medaglia, sono in eterno conflitto fra loro, un po' come cuore e ragione, intuizione e logica, odio e amore, vita e morte e tutte le contraddizioni tipiche dell'esistenza stessa.

Sai se mi chedessi quali delle due "parti" di me, del mio volto, della mia personalita', preferisco... sinceramente ti risponderei con cognizione di causa: "quella diversa". Perche'? Perche' rappresenta la mia unicita', xke' addosso la sento piu' vera e perche' mi permette di vedere il mondo da piu'angolature, e con piu' colori. Perche' anche se e' apparentemente inanimata e immodificabile, la posso trasformare, plasmare, rivitalizzare con gli occhi del "cuore". E' grazie ad essa, se ho avuto modo di conoscere meglio la natura umana, una natura che non e' perfetta ma che si puo' perfezionare. Ed e' sempre grazie ad essa che ho capito il valore delle parole, del giudizio, parole che andrebbero prima di tutto meditate, spesso corrette, parole che tante volte non riescono nemmeno ad esprimere la complessita' del mondo che ci circonda, parole di cui spesso si abbonda e si sperpera, parole non sempre utili, parole non dette o lasciate in sospeso... parole appena appena accennate...
La diversita', porta spesso a dover scontrarsi con una mentalita' comune che pregiudica ogni differenza,a priori,spesso prima ancora di esaminarla. A volte lo si fa inavvertitamente, senza nemmeno rendersi conto, come faceva Chuck quando spiava Mel con la coda dell'occhio quasi come fosse una persona mostruosa (fisicamente lo era, ma il suo cuore era d'oro). Mi capita tante volte, quando esco, di sentire puntati verso di me gli occhi di persone che non conosco e che non mi conoscono e che a volte sento un po' inquisitori. In passato questo atteggiamento mi portava a chiudermi un po' a riccio, a mostrare la mia dura corazza (come faceva Mel inizialmente, un po' rude e freddo) e facevo questo per difendermi da un mondo che forse, pnsavo, non mi capisse fino in fondo. Poi ho capito , proprio come il protagonista, che non serve nascondersi nemmeno dalla realta' che senti piu' stretta, e ho cominciato a mostrare il mio vero carattere e ad accettare e far conoscere anche quella parte di me che tanto detestavo. Ancora oggi continuo in questa mia missione, che a volte sembra un po' "impossible": non manca lo sconforto, non mancano i momenti neri in cui mi sento decisamente diversa dagli altri, non mancano l note tristi nella mia vita, ma non manca nemmeno la grinta e l'utopia di credere in un mondo che possa superare la diffidenza e il pregiudizio per tutto cio' che e' diverso.

Elisa ha detto...

Ps

il mio commento e' relativo al film "L'uomo senza volto" di Mel Gibson, che stavo perlappunto cercando nel web! Ciao