25.9.06

Matador (id., 1986)
di Pedro Almodovar

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Pochi registi contemporanei sono abili narratori quanto Almodovar. Semplice ed essenziale, asciutto eppur barocco, Pedro riesce a concepire e narrare storie incredibilmente complesse sia per trama che per riferimenti, intrecci e simbolismi e Matador ne è l'ennesimo esempio.
Concepito con una trama degna di un film tratto da un libro e narrato in maniera sorprendente Matador è un thriller senza suspense che parte in un modo e finisce in un altro e cambia i protagonisti a metà.
Il punto di riferimento (esplicito) è Duello Al Sole, perchè anche Matador è un'indagine sul rapporto tra eros e thanatos, tra l'estasi che si raggiunge nel delitto e nell'amplesso e come queste possano essere unite.
In un mondo dominato dall'eros si muovono i personaggi almodovariani (legati dalle solite improbabilissime coincidenze) che, meno melodrammatici che in futuro sono comunque dominati da passioni eccessive e animati da forti spiriti.
Neanche la tipica struttura gialla viene rispettata, infatti quando a metà film lo spettatore crede di aver già capito come finirà Pedro scopre tutte le carte e dichiara subito il colpevole, a quel punto il film cambia protagonisti e l'accento si sposta dal thriller al dramma di passione ("Non hai paura che io ti uccida?" "No ho paura di vivere senza di te").
Moltissime le citazioni tutte funzionali (come tipico del cinema postmoderno) ad una visione diversa del linguaggio filmico, meno legato a concetti "morali" come poteva essere in passato, e più libero di mostrare e mostrarsi, di ripegarsi su se stesso.
Già si intuiscono alcune delle future ossessioni del regista spagnolo come l'arte dello spettacolo in tutte le sue dimensioni e la messa in scena di una realtà che ha in sè, nella sua quotidianità, tantissimi elementi artistici (tantissime le situazioni ordinarie che se viste con lo sguardo giusto si presentano come quadri).

1 commenti:

diversipercorsi ha detto...

assolutamente d'accordo. Un commento stuopendo.