20.1.07

Babbo Bastardo (Bad Santa, 2003)
di Terry Zwigoff

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Babbo Bastardo ovvero come rovinare una buona idea.
Per quasi tutto il film Babbo Bastardo, oltre ad essere divertente, è veramente e crudamente cattivo, la figura di perdente senza se e senza ma di Billy Bob Thornton è delineata magari non benissimo ma con un gusto e una perizia nell'eccesso che non possono che essere ammirevoli.
Se è vero che vedere Babbo Natale che si comporta male e maltratta i bambini (e specialmente un nano) è un espediente comico quasi matematico, nel senso che fa ridere in sè, come l'uomo che scivola sulla buccia di banana, altre cose come il comportamento di Thornton in casa o l'autentica spietatezza nel suo concetto di famiglia sono davvero convincenti.
Tutto benissimo fino a che non arriva con tutta la sua potenza distruttiva il lieto fine che ammorbidisce i caratteri e gli leva subito quell'umanità verace che gli derivava dall'essere finalmente cattivo, dall'essere finalmente autentico.
Il Babbo Natale cattivo si redime, si commuove e questo cambia tutta la visione della sua vita passata. Non è più il terribile inferno di un uomo disperato in una società nella quale non si riconosce ma in cui è irrimediabilmente incastrato, dopo il lieto fine la sua vita diventa il lungo purgatorio di chi deve scontare ingiustamente il retaggio dei peccati terni in attesa di un evento che lo purifichi. E l'incontro con una donna che insospettabilmente gli vuole bene per quello che è e quello con una strana famiglia e un bambino in grado di risvegliare la voglia di affetto paterno che la sua infanzia gli aveva negato serviranno per l'occasione.
Insomma una terribile e nauseabonda storia di normalità conquistata invece di una possibile e sicuramente più vera storia di cronica diversità.

5 commenti:

frankie666 ha detto...

certe volte hai un modo di intendere i film che + contorto non si può...

splunge ha detto...

Non sono d'accordo... innanzitutto il lieto fine, se non ricordo male, "capita" tutto dopo una bella e significativa dissolvenza al nero... la storia finisce qui, ora vi dò il contentino... certo la strada dell anormalità si può dire l'avesse già imboccata, ma io vedo soprattutto un personaggio che rinuncia d un atteggiamento vorace e bulimico di fronte a tutto quando si confronta con il suo compare che ne è specchio inverso, un anormale (ladro, nano) che fa della sua anorrmalità una normalità atraverso il consumo, perché alla fine è lì "per la merda".. in fondo è a questa normalità che il personaggio di billy bob thorthon rinuncia...
certo poi è un film leggero, e come tale forse va visto, no?

d

splunge ha detto...

la strada della normalità, non dell anormlità... sennò sembro proprio un po' picio

gparker ha detto...

La normalizzazione avviene ben prima della dissolvenza al nero, quando comincia ad addobbare la casa, a pensare ai regali... Insomma diventa patetico molto prima.
Il punto non è tanto la leggerezza o meno del film, perchè è chiaro che non ha grandi pretese, ma l'immagine della società che anche indirettamente dà.

Il film in sè è caruccio e tipico, nulla di che, ma si poteva risollevare nel mostrare un universo finalmente cattivo come fa Cose Molto Cattive (anche se sconfina un po' nel grottesco). Mi dispiace vedere che ogni qualvolta ci sia un protagonista diperato per davvero questo venga rigorosamente normalizzato alla fine del film.
Non voglio fare un discorso pseudo-anarchico ma più che altro di rappresentazione di una realtà che è sempre la medesima.

Gianmario ha detto...

Si si d'accordissimo, anche a me ha dato molto fastidio come un possibile personaggio "bastardo" sia stato ridotto ad un babbo natale "non poi cosi' bastardo". Non si puo' mantenere un'idea buona per 90 minuti? Che sia bastardo fino alla fine e senza ripensamenti.